Registro revisori legali MEF: numeri in calo, contributo a 57 euro e trasparenza assente

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Un revisore legale vive di numeri chiari, rendiconti puntuali e trasparenza; il paradosso è che il Registro pubblico che lo ospita chiede contributi, pubblica qualche statistica, ma poi sul destino dei fondi cala un curioso silenzio contabile, che farebbe arrossire qualsiasi collegio sindacale.

Il Registro dei revisori legali gestito dal MEF, istituito dal d.lgs. 39/2010 e incardinato presso la Ragioneria generale dello Stato, è l’anagrafe ufficiale di chi certifica i bilanci in Italia: raccoglie i nominativi dei professionisti, disciplina l’accesso attraverso il tirocinio, e dovrebbe assicurare la qualità dell’attività di revisione attraverso controlli e sanzioni.

Ogni anno, gli iscritti sono tenuti al versamento di un contributo fisso che, almeno nelle intenzioni, serve a finanziare il funzionamento del Registro, la vigilanza e le attività di supporto alla professione; nella pratica, però, mancano documenti pubblici che mostrino come queste somme vengano concretamente utilizzate, e questo crea un evidente scollamento tra l’obbligo contributivo e la percezione di un ritorno in termini di servizi e tutela.

I numeri del Registro: una fotografia che non rassicura

L’ultima Analisi della composizione degli iscritti 2024 pubblicata sul sito revisionelegale.rgs.mef.gov.it mostra che al 30 aprile 2024 i soggetti iscritti al Registro dei revisori legali sono 116.514, con una riduzione del 2,31% rispetto alle 119.270 unità registrate alla stessa data del 2023; a questi vanno aggiunti 2.725 revisori in stato di “sospeso”, per un totale di 119.239 nominativi presenti nell’anagrafe.

La distinzione interna tra sezione A e sezione B è particolarmente significativa: i revisori effettivamente collocati nella sezione A, cioè quelli che possiedono i requisiti per svolgere incarichi, sono 41.501 (in lieve aumento rispetto ai 39.535 dell’anno precedente), pari al 35,62% del totale; i restanti 75.013, equivalenti al 64,38%, sono inseriti nella sezione B e non risultano operativi su incarichi di revisione, confermando la presenza di una larga fascia “dormiente” all’interno del Registro.

Per comprendere meglio l’evoluzione nel tempo, è utile confrontare i dati storici disponibili sulla serie 2018‑2024, che confermano una decrescita strutturale degli iscritti, concentrata soprattutto nella sezione B. La stessa Ragioneria generale, nell’aggiornamento diffuso a inizio 2025, quantifica in circa il 26,36% la riduzione del numero di iscritti tra gennaio 2018 e gennaio 2025, segnalando una contrazione di oltre un quarto della platea in sei anni.

Anno Iscritti totali Sezione A Sezione B
2018 154.399 n.d. n.d.
2020 135.918 42.229 93.469
2022 120.307 41.250 79.057
2023 119.270 39.535 79.735
2024 119.239 (di cui 116.514 non sospesi) 41.501 75.013

Dall’analisi dell’evoluzione storica, emerge una riduzione di circa 38.000 iscritti tra il 2018 e il 2024, con un calo prevalentemente concentrato nella sezione B, che ha perso 16.500 revisori nel solo triennio 2020‑2023. Si tratta di una dinamica che non è neutrale: meno iscritti significa potenzialmente meno presidio diffuso sui bilanci, soprattutto in realtà medio‑piccole, e una maggiore concentrazione degli incarichi in pochi soggetti.

La composizione anagrafica conferma un marcato invecchiamento della categoria: i revisori di genere maschile sono 79.890 (68,57%), le donne 36.624 (31,43%), e l’età media resta stabilmente attorno ai 55 anni, con un incremento della fascia over 60 e un contestuale calo degli under 40. Le statistiche ufficiali del 2024 riportano 40.170 revisori con più di 60 anni, in crescita del 3,9% rispetto al 2023, a fronte di soli 9.748 under 40, in diminuzione del 6,7%.

Fascia di età Numero revisori 2024 Variazione rispetto al 2023 Osservazione
Under 40 9.748 -6,7% ingresso dei giovani in forte rallentamento
40‑59 66.596 -5,1% fascia centrale in contrazione
Over 60 40.170 +3,9% progressivo invecchiamento della base

La geografia degli iscritti è altrettanto sbilanciata: le mappe pubblicate dal MEF mostrano che la Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di revisori, pari a 19.574 unità, seguita dal Lazio con 11.892 e dalla Campania con 9.456, che registra però un trend in calo. Si delinea così un quadro in cui la presenza dei revisori è fortemente concentrata in alcune aree del Paese, con possibili implicazioni sulla copertura territoriale dei controlli.

Un dato più dinamico, e potenzialmente positivo, riguarda il Registro del tirocinio: nel 2024 si osserva un aumento di circa 930 unità, con un totale di 8.078 tirocinanti, in crescita rispetto al 2023; l’analisi aggiornata evidenzia che circa il 72% di questi tirocinanti è ospitato da revisori persone fisiche e il restante 28% da società di revisione, con un leggero spostamento verso queste ultime rispetto all’anno precedente, quando la quota presso le persone fisiche era pari a circa il 75%. Questo conferma che la formazione resta in larga parte radicata nella professione individuale, ma con una tendenza progressiva verso una maggiore presenza delle strutture organizzate.

Contributi e attività: ciò che sappiamo, e ciò che manca

Sul versante economico, il quadro normativo e informativo disponibile è chiaro nella parte che riguarda gli obblighi a carico dei professionisti; lo diventa molto meno quando si tratta di ricostruire come vengono impiegate le risorse raccolte.

Dal 1° gennaio 2025, il contributo annuale dovuto dagli iscritti al Registro è fissato in 57 euro, come stabilito dal decreto del MEF del 29 dicembre 2023 e dalla pagina contributi annuali sul portale della Revisione legale: nel 2023 la misura era pari a 35 euro, salita a 47 euro nel 2024, con un incremento complessivo del 63% nell’arco di due anni.

Il versamento, non frazionabile, deve essere effettuato entro il 31 gennaio di ogni anno da tutti i soggetti iscritti in sezione A o B alla data dell’1 gennaio, sia persone fisiche che società; chi non adempie va incontro a sospensione dal Registro e, in caso di protratta morosità, alla cancellazione.

Per il 2026 le comunicazioni di inizio anno confermano che l’importo del contributo resta fissato a 57 euro, senza ulteriori aumenti rispetto al biennio precedente; è stato inoltre chiarito che i revisori abilitati nel 2025 all’attività di attestazione della rendicontazione di sostenibilità non sono tenuti al versamento di alcun contributo aggiuntivo rispetto a quello ordinario, con la conseguenza che il medesimo flusso contributivo deve oggi sostenere un perimetro di funzioni più ampio, che comprende anche la nuova area della sostenibilità.

Se si incrociano questi importi con i numeri degli iscritti, la dimensione economica dell’operazione diventa subito evidente: prendendo come base i 116.514 revisori regolarmente iscritti (esclusi i sospesi) al 30 aprile 2024, si ottiene un gettito potenziale per il 2025 nell’ordine di 6,64 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i contributi dovuti dalle 744 società di revisione e dalle eventuali nuove iscrizioni.

Nel 2023, con 119.270 iscritti totali e una quota di 35 euro, l’introito stimabile era intorno ai 4,17 milioni; nel 2024, con contributo a 47 euro, l’importo complessivo si collocava verosimilmente tra i 5,5 e i 5,6 milioni, in linea con la progressione indicata dalle fonti di prassi.

Sul fronte delle attività, il Registro gestisce il tirocinio, prevede l’obbligo di invio della relazione annuale e tiene traccia delle situazioni di sospensione e cancellazione. Nel 2024, ad esempio, un decreto del 22 luglio ha disposto la sospensione dal Registro di 35 società di revisione legale e 4.478 revisori persone fisiche, mentre un successivo provvedimento del 23 luglio ha disposto la cancellazione di 536 revisori persone fisiche e una società di revisione, ai sensi dell’articolo 24‑ter del d.lgs. 39/2010.

Un ulteriore decreto del 28 maggio 2025 ha determinato la cancellazione di 778 revisori persone fisiche e di una società di revisione, sempre per cause riconducibili a inadempimenti, con elenchi consultabili sul sito del MEF nella sezione “Revisione legale”. Questo insieme di provvedimenti mostra che una quota significativa della riduzione complessiva degli iscritti è legata all’utilizzo crescente degli strumenti di sospensione e cancellazione, spesso connessi a morosità contributiva o ad altri obblighi non rispettati.

Accanto a questi interventi “sanzionatori”, rientrano tra le funzioni del MEF anche i controlli di qualità sui revisori legali, sviluppati sulla base di linee di indirizzo rese note al mondo professionale, che prevedono programmi di ispezione e verifiche documentali; su questo aspetto, tuttavia, le fonti disponibili si limitano a descrivere l’impianto generale, senza offrire dati aggiornati sul numero di controlli effettivamente eseguiti, sull’esito delle ispezioni o sul rapporto tra criticità rilevate e sanzioni irrogate.

In altri termini, la macchina appare avviata sul piano normativo e organizzativo, ma la dimensione quantitativa dell’attività di vigilanza resta, per il momento, fuori dall’orizzonte informativo del pubblico.

Le criticità: trasparenza contabile e percezione dei professionisti

È proprio su questo punto che si concentrano le principali criticità e, con esse, una certa ironia professionale difficile da reprimere; un revisore legale che ogni giorno chiede ai propri clienti bilanci completi, note integrative e relazioni di revisione, si trova a finanziare un Registro che non offre un documento analogo sui propri conti, né un quadro sintetico ma chiaro su come i contributi vengano trasformati in servizi, controlli, formazione o infrastrutture.

Gli obblighi di pubblicità e trasparenza previsti dalla legge 241/1990 e dal d.lgs. 33/2013 suggerirebbero quantomeno la pubblicazione di un rendiconto annuale dedicato al Registro dei revisori, con indicazione delle entrate da contributi e delle principali categorie di spesa; invece, il professionista che volesse ottenere queste informazioni è costretto a ricorrere a un’istanza di accesso civico generalizzato, con tempi e incertezze che mal si conciliano con l’idea di un rapporto lineare tra contribuenti e amministrazione.

Sul piano sostanziale, i numeri dicono che la platea degli iscritti diminuisce, l’età media cresce, la sezione B resta molto popolosa e il tirocinio si concentra in poche grandi strutture, mentre i contributi aumentano in modo significativo nel giro di pochi anni e, dal 2025 in avanti, sono chiamati a finanziare anche la nuova dimensione della revisione della sostenibilità.

Senza un parallelo incremento di trasparenza sulle politiche di vigilanza, sull’intensità dei controlli e sull’impatto concreto delle attività finanziate, il rischio è che il Registro venga percepito come un adempimento formale più che come uno strumento di tutela del mercato e dei terzi.

Da qui nasce una domanda che suona insieme tecnica e ironica: se un revisore presentasse ai propri clienti un bilancio con il livello di dettaglio informativo oggi disponibile sul Registro, quanti di quei clienti firmerebbero serenamente la lettera di incarico? Forse è arrivato il momento che chi vigila sui bilanci altrui si misuri, con la stessa severità, anche con il proprio.

Author: Antonello

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