Etica e deontologia nell’uso dell’IA negli studi dei commercialisti

Negli studi dei commercialisti i sistemi di intelligenza artificiale sono già operativi: molti software gestionali integrano moduli che propongono registrazioni, completano campi, generano testi e supportano decisioni. Questo accade spesso in modo silenzioso, senza che il cliente ne sia informato e talvolta senza che il professionista abbia piena consapevolezza del livello di automazione in gioco.
In questo contesto, discutere se usare o meno l’IA ha poco senso: la scelta reale riguarda come utilizzarla in modo controllato, trasparente e coerente con i doveri verso i clienti. Il rischio principale non è l’errore tecnico del software, ma il comportamento del professionista che decide se verificare, integrare e assumersi la responsabilità delle decisioni prese.

Il discorso deontologico mi sembra molto retorico e demagogico, demonizza ma non guida. In realtà, se uno volesse, potrebbe tranquillamente lasciare che la IA gestisca tutti i processi dello studio: oggi i software la integrano già di default, automatizzano flussi decisionali e producono output “plausibili” senza che nessuno se ne accorga; non è fantascienza ma attualità!

Il rischio non sta nella tecnologia, ma nella scelta personale. Qui entra la differenza chiave, a mio parere, tra etica professionale e deontologia. La deontologia sono regole scritte nel Codice (come l’obbligo di verificare output IA e non sostituirla alle valutazioni intellettuali) che prevedono sanzioni come la sospensione fino a sei mesi. L’etica professionale è altra cosa: è la responsabilità interiore verso clienti e colleghi, il rifiuto consapevole della pigrizia o delle scorciatoie anche se non punibili, il mantenere l’esperienza umana al centro nonostante la tentazione di delegare tutto.

Deontologia: il minimo da rispettare

La deontologia è l’insieme delle regole codificate nel Codice deontologico dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, aggiornato per considerare anche l’uso di strumenti automatizzati e IA. In sintesi, il Codice impone che il professionista mantenga il controllo dell’attività svolta, verifichi gli output prodotti dai sistemi utilizzati e non deleghi a terzi, umani o tecnologici, le valutazioni intellettuali che fondano consulenze, atti e pareri.

Sono regole minime, sanzionabili dall’Ordine: violazioni gravi possono portare anche alla sospensione dall’esercizio della professione. Questo quadro non vieta l’uso di IA, ma chiarisce che ogni documento firmato resta a responsabilità del professionista, indipendentemente dagli strumenti impiegati per predisporlo.

Normativa in sintesi
– Il Codice deontologico richiede che l’attività professionale resti sotto la direzione e il controllo dell’iscritto, anche quando si avvale di collaboratori o strumenti automatizzati.
– L’utilizzo di sistemi di IA è ammesso, ma non può sostituire il giudizio professionale né giustificare la mancata verifica degli atti e dei pareri emessi.
– Restano fermi gli obblighi su segreto professionale, protezione dei dati e diligenza, che si applicano anche quando si impiegano strumenti cloud o servizi esterni.

Etica: il livello che fa la differenza

L’etica professionale va oltre il rispetto formale della norma deontologica.
Riguarda la scelta di utilizzare l’IA per migliorare qualità, tempi e controllo, evitando scorciatoie che generano documenti standardizzati e consigli poco meditati.

E’ la responsabilità interiore verso clienti e colleghi, il rifiuto consapevole della pigrizia o delle scorciatoie anche se non punibili, il mantenere l’esperienza umana al centro nonostante la tentazione di delegare tutto

Un uso eticamente corretto dell’IA nello studio significa, ad esempio, servirsene per: ricerca normativa, organizzazione delle informazioni, predisposizione di bozze, verifiche di coerenza e simulazioni di scenari. Al contrario, è eticamente discutibile affidare a sistemi automatici la decisione sul regime fiscale, la definizione di una strategia difensiva o la redazione finale di atti da notificare, senza una revisione approfondita del professionista.

Dibattiti sull’IA: cosa manca

Molti dibattiti professionali sull’IA restano su un piano teorico: si descrivono rischi generali, si parla di governance, si elencano procedure complesse, ma si danno poche indicazioni operative per lo studio medio. Spesso non si affrontano in modo diretto due temi concreti: quali attività possono essere supportate da IA con un margine di rischio accettabile e quali attività devono restare sotto controllo manuale rigoroso.

Nei confronti pubblici tra esperti emergono posizioni differenti: chi minimizza i rischi perché “la tecnologia è inevitabile”, chi punta tutto sulle clausole dei mandati, chi insiste sulla mappatura dei processi. Tutti questi elementi sono utili, ma se non si aggiunge la responsabilità individuale del professionista nella scelta di come e quando usare l’IA, le soluzioni restano parziali.

Un uso pratico e controllato in studio

Un impiego pratico dell’IA in studio può riguardare la gestione di un contenzioso locale, come una notifica IMU.
Il sistema di IA può aiutare a: individuare rapidamente le norme richiamate, raccogliere prassi e articoli di riferimento, strutturare una bozza di risposta e uniformarla ai fac‑simile usati dallo studio.

Il commercialista deve poi verificare la correttezza dei riferimenti, adattare il contenuto alla situazione concreta del cliente, valutare i rischi, decidere se proporre istanza di autotutela, ricorso o altre iniziative. In questo modo l’IA riduce i tempi e gli errori formali, ma la decisione e la responsabilità restano chiaramente in capo al professionista.

Riconoscere i contenuti prodotti con IA

Molti testi generati o fortemente riscritti con IA presentano caratteristiche ricorrenti: struttura molto regolare, paragrafi simmetrici, liste ordinate, linguaggio neutro e impersonalità marcata.
Spesso compaiono espressioni generiche e ripetute, transizioni perfette ma poco aderenti al modo reale di esprimersi di uno studio o di un professionista specifico.

Riconoscere questi segnali è utile per una verifica interna: prima di pubblicare un articolo o consegnare un parere, chiedersi se il testo rispecchia effettivamente il modo di lavorare e di argomentare dello studio. Se il documento appare troppo standard e distante dalla propria prassi, è opportuno rivederlo e riportarlo a un livello di autenticità che il professionista sia disposto a difendere davanti al cliente o agli organi di controllo.

Cosa puoi fare entro 30 giorni

Per passare da un uso spontaneo e poco trasparente dell’IA a un impiego consapevole e coerente con etica e deontologia, uno studio può impostare alcune azioni semplici nel giro di un mese.

1. Fare l’elenco degli strumenti di IA usati in studio

  • Includi sistemi integrati nei gestionali, servizi cloud esterni, assistenti testuali, strumenti di analisi documentale, prodotti che “suggeriscono” contenuti o decisioni.
  • Per ciascuno indica: a cosa serve, che dati tratta, chi lo usa, se i dati escono dall’infrastruttura dello studio e con quali garanzie.

2. Decidere dove l’IA può solo suggerire

  • Individua le attività in cui l’IA è ammessa solo come supporto: ricerca di testi normativi, sintesi di documenti, prima impostazione di schemi e tabelle.
  • Definisci le attività in cui è vietato affidare alla IA il contenuto finale senza revisione: pareri, ricorsi, contratti, scelte di regime fiscale, analisi di rischio.

3. Scrivere una pagina interna con 10 regole semplici

  • Redigi un documento interno di una pagina, leggibile da tutti i collaboratori, che stabilisca in modo chiaro cosa si può fare e cosa no con l’IA nello studio.
  • Inserisci regole come: non inserire dati sensibili in piattaforme non autorizzate, indicare sempre quando un testo è stato predisposto con supporto IA, sottoporre ogni output a revisione professionale prima dell’invio al cliente.

4. Aggiornare i modelli di lettera d’incarico

  • Aggiungi due frasi che informino il cliente che lo studio utilizza strumenti digitali avanzati, inclusi sistemi di IA, per migliorare efficienza e qualità del servizio.
  • Precisa che in ogni caso la responsabilità delle prestazioni resta del professionista e che gli strumenti sono gestiti nel rispetto di privacy, segreto professionale e normativa vigente.

5. Individuare il “referente IA” di studio

  • Nomina una persona incaricata di seguire l’evoluzione degli strumenti, ricevere segnalazioni interne, proporre aggiornamenti alla policy.
  • Questo referente può coordinare un breve controllo periodico (anche annuale) sugli strumenti utilizzati e sulle modalità di impiego, così da mantenere coerenza tra pratica quotidiana, deontologia ed etica professionale.

In questo modo l’IA diventa una componente esplicita e governata dell’organizzazione di studio, invece che un elemento implicito e potenzialmente incoerente con i doveri del commercialista verso i propri clienti.

Author: Antonello

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