Sconto in fattura incerto se la fatturazione non è corretta

Nell’ambito degli interventi “edilizi” che consentono di beneficiare di una qualche agevolazione fiscale, sotto forma di detrazione dall’imposta lorda, la corretta quantificazione dello “sconto sul corrispettivo”, di cui all’art. 121 comma 1 lett. a) del DL 34/2020, assume un ruolo determinante.

Nel caso in cui il beneficiario della detrazione fiscale abbia optato per lo sconto occorre infatti ricordare che l’importo dello sconto praticato dal fornitore “non riduce l’imponibile ai fini dell’IVA ed è espressamente indicato nella fattura emessa a fronte degli interventi effettuati, quale sconto praticato in applicazione delle previsioni dell’art. 121” del DL 34/2020 (provv. Agenzia delle Entrate 3 febbraio 2022 n. 35873, § 3.1).
In altre parole, l’errore di calcolo effettuato nella determinazione dello sconto sul corrispettivo non inficia la corretta quantificazione né dell’imponibile, né dell’imposta dovuta.

Nel caso di emissione di una fattura con l’annotazione di uno sconto sul corrispettivo ex art. 121 che non è effettiva intenzione delle parti applicare (a prescindere dal fatto che sia potenzialmente spettante o meno), la prassi dell’Agenzia delle Entrate, nella risposta a interpello 5 dicembre 2022 n. 581, ha chiarito che:
non serve emettere una nota di credito a storno della fattura, essendo peraltro casistica che non rientra tra i presupposti previsti dall’art. 26 del DPR 633/72 che ne consentono l’emissione, in considerazione del fatto che la fattura è corretta dal punto di vista fiscale (imponibile e IVA sono corretti; cfr. risposta a interpello Agenzia Entrate 20 luglio 2022 n. 385);
– il prestatore può comunque integrare la fattura originaria con un documento separato extra-fiscale, al solo fine di documentare il mancato pagamento della prestazione attraverso lo sconto e rilevare l’importo da saldare a cura del committente.

Sulla base dei chiarimenti forniti dall’Amministrazione finanziaria, quindi, nel caso sia stata emessa una fattura nel 2023 con “sconto integrale” (pari al 100% del totale fattura in quanto si pensava potesse spettare il superbonus nella misura del 110%, di cui all’art. 119 del DL 34/2020), mentre la detrazione competeva nella misura del 90% in relazione alle spese sostenute nel 2023, la rettifica dello sconto con un documento separato extra-fiscale nel corso del medesimo anno consente di poter beneficiare della detrazione al 90% sull’intero importo dei lavori contemplati nella fattura ove il rimanente 10% venga pagato nel 2023.

Diversamente, ove il pagamento delle spese non coperte dallo sconto avvenisse nel 2024, per l’intero importo dei lavori contemplati nella fattura si avrebbe diritto al superbonus nella misura del 70%. Ciò in quanto, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate in occasione della Videoconferenza del 20 settembre 2023, le spese “coperte” dallo sconto sul corrispettivo, applicato in fattura dal fornitore ai sensi dell’art. 121 comma 1 lett. a) del DL 34/2020, si considerano sostenute per cassa, quando lo sconto è applicato per percentuali inferiori al 100% delle spese agevolate cui si riferisce (ossia sempre, tranne il caso di superbonus spettante nella misura del 110%), alla data del pagamento della parte di spese agevolate non “coperte” dallo sconto.

Nel caso di emissione di una fattura senza l’annotazione di uno sconto sul corrispettivo spettante e che è intenzione delle parti applicare, la prassi dell’Agenzia delle Entrate, ferma restando la non percorribilità della strada dell’emissione di una nota di credito a storno della fattura “incompleta” e successiva emissione di una nuova fattura “corretta”, sembrerebbe andare nel senso di ritenere definitivamente preclusa la possibilità di esercitare l’opzione per lo sconto sul corrispettivo in relazione a quelle spese.

In particolare, le risposte a interpello Agenzia delle Entrate 3 marzo 2023 n. 238 e 8 marzo 2023 n. 247 affermano che “laddove il corrispettivo dovuto è stato indicato nella fattura senza esporre lo sconto (presumibilmente al fine di finanziare l’avvio dei lavori), il fornitore non ha titolo per maturare il credito d’imposta, poiché lo sconto non trova riscontro in fattura. In tale ultima ipotesi, conseguentemente, l’agevolazione può essere fruita dal solo committente, direttamente sotto forma di detrazione, salva la successiva possibilità di cedere terzi un credito d’imposta pari alla detrazione spettante”.

In aggiunta, con riguardo al “bonus facciate”, di cui all’art. 1 commi 219-223 della L. 160/2019, nella risposta a interpello Agenzia delle Entrate 20 luglio 2022 n. 385 viene precisato che “non avendo l’istante indicato nella fattura emessa a fronte della prestazione resa, l’ammontare dello sconto pattuito, l’opzione per il contributo sotto forma di sconto non può considerarsi perfezionata, non essendovi stato peraltro il pagamento dei lavori per l’intero”.

Condivisibile o meno, parrebbe essere questa la posizione dell’Amministrazione finanziaria secondo cui, in assenza dell’indicazione dello sconto sulla fattura originaria, l’opzione non può considerarsi perfezionata.

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