Terzo settore: rimborsi spese a soci per attività volontaria

La realizzazione delle attività istituzionali dell’associazione da parte dei soci che prestano la loro opera gratuitamente può comportare da parte degli stessi soci il sostenimento di talune spese; l’associazione può prevedere la possibilità, definendone i criteri, del rimborso di tali spese effettivamente sostenute entro limiti preventivamente stabiliti.

In altre parole, le spese devono essere state in qualche modo autorizzate dagli organi direttivi  dell’organizzazione, autorizzazione che serve per garantire la compatibilità con i vincoli di bilancio e la loro coerenza con il perseguimento degli scopi istituzionali.

Pur non esistendo una specifica disciplina per i rimborsi spese dei soci volontari di un’associazione, è ipotizzabile sostenere, anche prendendo ispirazione dalla disciplina esistente per altri soggetti e da quanto previsto dalla norma sulle associazioni di volontariato, che un ammontare che costituisca un mero indennizzo di spese analiticamente documentate sostenute per attività a favore dell’associazione non rappresenti una forma di reddito imponibile per il socio percettore.

Non è possibile affermare altrettanto per i soci che prestano attività retribuita dall’associazione o per terzi non soci sia che prestino la loro opera gratuitamente, sia che siano retribuiti.

Infatti, in questo caso occorre far riferimento alla disciplina generale dei rimborsi spese per le varie forme di redditi da lavoro, quale ad esempio quella del lavoro autonomo non esercitato abitualmente (le cosiddette collaborazioni occasionali) per la quale anche il rimborso di spese analiticamente documentate fa parte della
base imponibile su cui operare la ritenuta d’acconto Irpef del 20% per poi trovare la possibilità, da parte del soggetto percettore, di dedurre da quel tipo di reddito riscosso le relative spese sostenute in sede di propria dichiarazione dei redditi.

In altre parole, nel caso di terzi (non soci) volontari oppure di soci e di terzi compensati come pure nel caso di riconoscimento a chiunque (socio o non socio) di rimborsi spese forfetari (quindi non debitamente documentati) si è in presenza di un importo da assoggettare a ritenuta d’acconto. Tale fattispecie fa nascere in capo all’associazione anche una serie di adempimenti di natura tributaria previsti nel caso di corresponsione di compensi di lavoro.

Quindi i rimborsi spese ai soci volontari, per gli eventuali riflessi fiscali, devono essere documentati e inerenti all’attività svolta dall’organizzazione. Dai documenti si dovrà evidenziare che il destinatario del bene o il beneficiario del servizio è l’associazione e non altri soggetti.

Per quel che riguarda le indennità chilometriche si deve fare comunque riferimento, per non essere soggette a tassazione, alle cosiddette tariffe ACI, non superandole.

Allegato: fac simile nota spese.

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