Superbonus 110% e compenso del professionista che rilascia il visto

Il rilascio del visto di conformità è obbligatorio nei casi di esercizio delle opzioni per lo sconto sul corrispettivo o la cessione del credito di imposta, di cui all’art. 121 del DL 34/2020, quando la detrazione relativamente alla quale si esercita l’opzione spetta nella misura “superbonus al 110%”, di cui all’art. 119 del DL 34/2020. Il comma 15 dell’art. 119 del DL 34/2020 stabilisce che, tra le spese detraibili al 110%, rientrano anche quelle per il rilascio del visto di conformità.

In assenza delle tariffe professionali, abrogate nel 2012, la ricerca di parametri oggettivi, cui agganciare la determinazione del compenso professionale per il rilascio del visto di conformità, potrebbe trovare un riferimento nei parametri per la liquidazione in sede giurisdizionale dei compensi per le professioni regolamentate, di cui al DM 140/2012.

In particolare, la Fondazione nazionale dei commercialisti e il Consiglio dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ritengono che si possa fare riferimento a quanto statuito dall’art. 21, ai sensi del quale “il valore della pratica per la liquidazione concernente perizie, pareri motivati consulenze tecniche di parte, valutazione di singoli beni, diritti, di aziende o rami d’azienda, di patrimonio di partecipazioni sociali non quotate e per la redazione di relazioni di stima richieste da disposizioni di legge o di regolamenti, è determinato in funzione del valore risultante dalla perizia o della valutazione, e il compenso è liquidato, di regola, secondo quanto indicato dal riquadro 3 della tabella C – Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili”.

Il riquadro 3, richiamato dall’art. 21, prevede che, sul valore della perizia o della valutazione, si applichi:
– un coefficiente compreso tra lo 0,8% e l’1%, fino a un milione di euro di valore;
– un coefficiente compreso tra lo 0,5% e lo 0,7%, per la parte di valore compresa tra un milione di euro e 3 milioni di euro;
– un coefficiente compreso tra lo 0,025% e lo 0,5%, per la parte di valore che eccede 3 milioni di euro.

Nel caso, ad esempio, di un visto di conformità rilasciato su una detrazione spettante in misura pari a 4 milioni di euro, il compenso andrebbe dallo 0,45625% (applicando su tutti gli scaglioni i minimi) allo 0,725% (applicando su tutti gli scaglioni i massimi) di 4 milioni di euro.

Ovviamente, all’importo che risulta dall’applicazione dei predetti parametri, possono essere applicate le maggiorazioni o riduzioni previste a livello generale dall’art. 18, secondo cui al compenso del professionista può essere applicata una riduzione fino al 50% quando la prestazione può essere eseguita in modo spedito e non implica la soluzione di questioni rilevanti, così come può essere applicata una maggiorazione fino al 100% quando la prestazione ha per oggetto pratiche di eccezionale importanza, complessità o difficoltà, oppure viene svolta in condizioni di particolare urgenza.

Nel caso delle spese per prestazioni professionali connesse alla realizzazione degli interventi e per il rilascio delle asseverazioni “tecniche”, la lett. c) del punto 13.1 dell’Allegato A del DM 6 agosto 2020 “Requisiti” prevede espressamente la loro detraibilità nel limite dei valori massimi di cui al DM 17 giugno 2016, recante approvazione delle tabelle dei corrispettivi commisurati al livello qualitativo delle prestazioni di progettazione.

Nel silenzio della normativa di rango primario e secondario, è lecito chiedersi se anche le spese consistenti nel compenso spettante al soggetto che rilascia il visto di conformità incontrino limiti massimi “di congruità” e se i richiamati parametri del DM 140/2012 possano costituire un valido riferimento per la loro individuazione.

Dubbi sui limiti massimi “di congruità”

Il tema assume rilevanza anche perché è evidente che eventuali compensi fatturati per “prestazioni connesse al rilascio del visto di conformità” in misura significativamente superiore a valori massimi “di congruità”, laddove vi sia ampia capienza nei tetti massimi di legge, una volta detratte le spese direttamente connesse alla realizzazione degli interventi, potrebbero andare in realtà a remunerare prestazioni prettamente consulenziali di carattere fiscale che, anche laddove relative agli interventi, sono quanto meno di dubbia detraibilità, posto che l’Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 9 del Videoforum del 30 maggio 2019, ha negato la detraibilità delle spese sostenute per consulenze in materia fiscale, ritenendole prestazioni professionali non richieste dalla legge e, al contempo, non direttamente correlate alla realizzazione degli interventi.

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