Ritorna dall’INPS l’indennizzo per la rottamazione delle licenze commerciali

Ritorna la rottamazione delle licenze commerciali. Ritorna per sempre, come una misura a regime, cioè strutturale senza più scadenza. A partire dal 1° gennaio di quest’anno, infatti, i commercianti costretti a cessare l’attività in anticipo rispetto all’età per la pensione di vecchiaia (67 anni dal 1° gennaio), possono ottenere il riconoscimento di un indennizzo pari al trattamento minimo dell’Inps (513 euro mensili dal 2019). L’opportunità è offerta ai commercianti con 62 anni d’età (57 anni d’età se donne) che chiudono definitivamente il negozio e riconsegnano la licenza commerciale.

L’indennizzo viene corrisposto fino al compimento dell’età per la pensione. La novità è prefigurata dal comma 283 della legge di bilancio 2019 che riavvia la misura del dlgs n. 207/1996 terminata il 31 dicembre 2016. In parallelo è stata riattivata dal 1° gennaio anche la maggiorazione contributiva (in misura pari allo 0,09% come oggi), già pagata dai commercianti e finalizzata a finanziarie il beneficio.
La rottamazione licenze si chiama così perché agganciata alla chiusura definitiva di una licenza commerciale (negozi, bar, ecc.). È una sorta di prepensionamento, perché permette di anticipare la chiusura dell’esercizio commerciale rispetto al perfezionamento dei requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia, senza correre il rischio di restare senza reddito: in attesa dell’assegno di quiescenza si percepisce difatti una indennità economica, il cui importo è pari al trattamento minimo dell’Inps. La misura fu introdotta nel 1996 per restare operativa fino all’anno 2011; poi venne bloccata. La legge Stabilità 2014 la riconfermò dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2016. Dopo due anni di fermo (2017/2018) riappare di nuovo ma questa volta in via strutturale, senza più una scadenza, a decorrere dal 1° gennaio 2019.

Requisiti e condizioni
Destinatari della misura sono:
– i titolari o coadiutori di attività commerciale al minuto in sede fissa, anche abbinata ad attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande (negozi, ecc.);
– i titolari o coadiutori di attività commerciale su aree pubbliche (mercati, fiere, ecc.);
– gli esercenti attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande (bar, ristoranti, pizzerie, ecc.); gli agenti e rappresentanti di commercio.

Per il diritto occorre il possesso dei seguenti requisiti: età di 62 anni se uomo, 57 anni se donna; anzianità d’iscrizione di almeno cinque anni alla gestione «artigiani e commercianti» Inps, come titolare o come coadiutore familiare, al momento di cessazione dell’attività.

Quando si è in presenza dei predetti requisiti, il diritto all’indennizzo si consegue alle seguenti condizioni:
– cessazione definitiva dell’attività commerciale (l’attività deve essere conclusa: il negozio, cioè, deve abbassare le serrande, senza possibilità di equiparare alla cessazione la vendita dell’attività);
– riconsegna dell’autorizzazione all’esercizio di attività commerciale o di somministrazione di alimenti e bevande ovvero di entrambe al comune (ovvero solo comunicazione della cessazione) nei casi possibili;
– cancellazione dal registro delle imprese;
– cancellazione dal registro degli esercenti il commercio (cd Rec nel caso di iscritti fino al 23 aprile 1999);
– cancellazione dal ruolo provinciale degli agenti e rappresentanti di commercio.

Per quanto attiene la misura dell’indennizzo, una volta maturati i requisiti e realizzate le condizioni è possibile fare istanza all’Inps. L’Indennizzo viene erogato dal mese successivo alla richiesta fino a tutto il mese in cui il beneficiario compie l’età per la pensione di vecchiaia che dal 1° gennaio 2019 è salita a 67 anni (cinque mesi in più, per effetto della speranza di vita); dal mese successivo, percepisce la prestazione di quiescenza. La misura dell’indennità economica è pari al trattamento minimo di pensione previsto per gli iscritti alla gestione «artigiani e commercianti» dell’Inps che dal 1° gennaio 2019 – come detto – è pari a 513 euro.

Anche la maggiorazione contributiva è stata conseguentemente stabilizzata. L’indennizzo infatti si autofinanzia con una maggiorazione contributiva pari allo 0,09% (in tal modo è praticamente a costo zero per le casse Inps e Stato). L’aliquota aggiuntiva viene applicata ai contributi ordinari versati dai lavoratori autonomi commercianti all’Inps per la pensione. Con la ripresa del beneficio numerario è stato quindi riattivato anche l’obbligo di corrispondere la contribuzione aggiuntiva, sempre a partire dal 1° gennaio di quest’anno.

Inps
MINIMALI DI CONTRIBUZIONE 2019

Dal mese di gennaio la retribuzione minima imponibile ai fini del versamento della contribuzione previdenziale è salita a 1.267,13 euro mensili. Il valore utile per il 2019 è la conseguenza dell’aggiornamento Istat (certificato in un più 1,1%) ed è indicato nella circolare Inps n. 6 del 25 gennaio 2019.
Per quanto attiene la retribuzione imponibile, La legge n. 389/1989 dispone che la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi di previdenza, non può essere inferiore all’importo delle retribuzioni stabilite da leggi, regolamenti, contratti o accordi collettivi. La norma, come ha a suo tempo sottolineato l’Inps, ha valenza generale e quindi vincola anche quei datori di lavoro che non aderiscono (neppure di fatto) ai contratti o accordi collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali. Ciò significa che l’obbligo del versamento contributivo nel rispetto dei trattamenti retributivi prefigurati dai contratti collettivi, sempre che la retribuzione corrisposta non risulti di importo superiore, interessa tutti i datori di lavoro.
Riguardo ai minimali, la stessa legge n. 389/1989 prevede che il minimale giornaliero da assoggettare a contributi, non può comunque attestarsi al di sotto del 9,5% del trattamento minimo di pensione Inps. La misura della retribuzione minima giornaliera per il 2019 è pertanto fissata in 48,74 euro, pari al 9,5% di 513,01 euro, minimo di pensione di gennaio 2019. Lo stipendio minimo contributivo mensile (minimale giornaliero per 26 lievita dunque a 1.267,13 euro.
Anche con riferimento al minimale part-time, le attuali, vigenti disposizioni (sempre la citata legge n. 389/1989) prevedono che la retribuzione minima oraria da assumere quale base in caso di part time debba determinarsi rapportando alle giornate di lavoro settimanale a orario normale il minimo giornaliero, e dividendo l’importo così ottenuto per il numero delle ore di orario normale settimanale fissato dal contratto collettivo nazionale di categoria per i lavoratori a tempo pieno. Il procedimento di determinazione del minimale orario si articola nelle seguenti operazioni:
a) si moltiplica il minimale giornaliero, ossia 48,20 euro per il numero delle giornate di lavoro settimanale a orario normale. Il predetto numero, in considerazione delle disposizioni e dei criteri vigenti in materia di minimali giornalieri, è in linea generale pari a 6, anche nell’ipotesi in cui l’orario di lavoro sia distribuito in 5 giorni; si divide il prodotto per il numero delle ore di orario normale settimanale prefigurato dal contratto collettivo nazionale di categoria per i lavoratori a tempo pieno. Applicando tale criterio, considerando un orario settimanale contrattuale di 40 ore, il minimale orario part-time per il 2019 risulta pari a 7,31 euro (48,74 x 6: 40).
Aliquota aggiuntiva. L’art. 3-ter legge n. 438/1992 stabilisce che tutti i regimi pensionistici che prevedono aliquote contributive a carico del lavoratore inferiore al 10% (attualmente 9,19%), è dovuta una quota aggiuntiva nella misura di un punto percentuale sulle quote di retribuzione eccedenti il limite della prima fascia di retribuzione pensionabile (il cosiddetto tetto).
Per il 2019 la prima fascia di retribuzione pensionabile è salita a 47.143 euro. Pertanto, l’aliquota aggiuntiva (1%), deve essere computata sulla quota di retribuzione eccedente l’anzidetto limite, il quale, rapportato a 12 mesi, viene mensilizzato in 3.929 euro.
E’ aumentato pure il massimale annuo della base contributiva e pensionabile per i lavoratori iscritti successivamente al 31 dicembre 1995 a forme pensionistiche obbligatorie e per coloro che optano per la pensione con il sistema contributivo, per il 2019 è pari a euro 102.543,00.
Come è noto se, nel corso dell’anno si verifica il raggiungimento del massimale, nei mesi successivi l’imponibile si azzera.
Oltre tale soglia per gli iscritti a forme pensionistiche obbligatorie dopo il 31 dicembre 1995 è dovuto il contributo di solidarietà (pari al 5%, di cui la metà a carico del lavoratore).
Da ricordare, infine, che i datori di lavoro che non hanno potuto tener conto dei nuovi valori per il versamento dei contributi relativi a gennaio 2019 possono procedere alla regolarizzazione entro il prossimo 16 aprile.
Sul piano operativo i datori che utilizzano il sistema Uniemens devono conteggiare le differenze tra le retribuzioni imponibili in vigore al 1° gennaio e quelle effettivamente assoggettate a contribuzione, portandole ad incremento delle retribuzioni imponibili individuali del mese in cui è effettuata la regolarizzazione.

Prestiti Inpdap
GUIDA WEB UTILE PER LE DOMANDE
Oltre ai prestiti rilasciati direttamente dall’istituto previdenziale, nei limiti del fondo stanziato annualmente, è possibile ottenerli con banche e società finanziare convenzionate ad interessi anche questi agevolati.
Sul sito istituzionale dell’Inps è presente un apposita sezione dedicata espressamente ai prestiti nella quale sono esaminate nel particolare i vari tipi di prestito ex Inpdap.

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Il Piccolo Prestito Inpdap è un prodotto finanziario che consente l’erogazione di denaro ai dipendenti pubblici e pensionati iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali. Sul sito web dell’Istituto è messo in evidenza come il primo aspetto rilevante è l’assenza di motivazione alla base della domanda, diversamente da come avviene per i Prestiti Pluriennali. La somma richiedibile corrisponde ad una e nel massimo quattro mensilità di stipendio o pensione, tuttavia è stato introdotta la possibilità di erogare il doppio. Significa che il richiedente può in sostanza presentare richiesta di prestito nel minimo una mensilità e nel massimo otto mensilità.
Il lasso di tempo per l’ammortamento di 12, 24, 36 o 48 mesi. Particolarmente interessante risulta il tasso di interesse praticato a cui si applica lo 0,5% per le spese di amministrazione e fondo rischi.
L’accoglimento della domanda è subordinata alla presenza di altri prestiti, ed adopera la formula del quinto dello stipendio.

Prestiti Pluriennali
Sempre sul sito web dell’Ente è illustrato come richiedere i Prestiti Pluriennali. Come si può subito verificare, questi prestiti sono rilasciati dietro una precisa motivazione. Il regolamento dell’Inps specifica quali sono i casi in cui è possibile richiederli, nonché la somma del prestito erogabile. Tali eventi possono essere ad esempio: acquisto dell’abitazione destinata alla residenza; calamità naturali; manutenzione ordinaria della casa; matrimonio di un figlio; acquisto dell’auto oppure malattia dell’iscritto. Queste sono solo alcune delle ipotesi, sulla sezione web sono indicati gli altri casi previsti. Invece i requisiti per richiedere il prestito sono: iscrizione alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali.
Inoltre l’interessato deve poter vantare almeno quattro anni di anzianità di servizio utile per la richiesta di pensionamento ed altrettanti anni di versamenti contributivi;
il richiedente in servizio deve altresì avere un contratto a tempo indeterminato. Tuttavia è possibile la concessione di prestiti ai dipendenti a tempo indeterminato se essi possono restituire il prestito entro la conclusione del contratto di lavoro;
la domanda deve essere inoltrata entro un anno dall’evento oggetto della richiesta o dalla presentazione della documentazione comprovante il motivo;
Il tempo per l’ammortamento è di 60 o 120 mesi, si adotta la formula del quinto dello stipendio. Ciò significa che la rata mensile non può superare la quinta parte della busta paga o della pensione. Al tasso di interesse operato si deve aggiungere lo 0,5% per le spese di amministrazione e per il fondo rischi.
Sul sito dell’Istituto di previdenza è comunque spiegato come e dove inviare la domanda. Sono anche presenti le indicazioni indispensabili affinché il dipendente pubblico ed il pensionato della Pubblica Amministrazione possano avanzare la relativa richiesta di prestito, direttamente all’Ente assicuratore oppure a banche o finanziarie.

Author: Antonello

15 thoughts on “Ritorna dall’INPS l’indennizzo per la rottamazione delle licenze commerciali

  1. A PROPOSITO DI BONUS ROTTAMAZIONE LICENZE COME MAI PER L,INPS NON E COMPATIBILE CON LA PENSIONE ANTICIPATA O QUOTA 100 DATO CHE IL GOVERNO HA RIPROPOSTO IL VECCHIO D.L.DEL 1996 QUANDO ERA COMPATIBILE E I 513 EURO LI PAGANO I COMMERCIANTI CON L,AUMENTO DEI BOLLETTINI CHI MI SA RISPONDERE ? CORDIALI SALUTI

    1. Domanda retorica? Rispondo con una domanda di equal senso!!! Nell’ottica degli aiuti di stato, e premettendo che le risorse restano fisse, è meglio aiutare due categorie sociali in difficoltà (persone) diverse o concentrare gli aiuti in un senso solo, magari preferendo una fascia di popolazione che identifica il proprio elettorato?!?!?!

  2. salve mi vorrei sapere se avendo chiuso l’attività il 31/03 2018 e compio 62 anni il 19/04/2019 ho diritto all’indennizzo ho 31 anni di contributi versati e ho effettuato tutte le cancellazioni richieste .grazie per la gentile risposta saluti

    1. Umh… uno dei dubbi da chiarire è proprio questo… una punteggiatura truffaldina separa, nei requisiti, età di 62 anni e 5 anni di attività svolta… “al momento della cessazione dell’attività”.
      L’INPS sostiene che debbano essere presenti entrambi al momento della cessazione dell’attività, però il punto e virgola è messo in quella dannata posizione, in italiano corretto, divide le due frasi, cioè 1) 62 anni di età e 2) 5 anni di anzianità contributiva alla data di cessazione della partita IVA.
      Io presenterei la domanda comunque… si attende pazientemente una circolare dell’istituto.

      1. che lei sappia sono state date risposta negative in merito?nessuno riesce a darmi una risposta esauriente ne la direttrice dell’inps e tantomeno il patronato anche se entrambe mi hanno detto che dovrebbe spettarmi la ringrazio per al sua cortesia e disponibilità

          1. Ma riguarda solo attività aventi ad oggetto alimenti e bevande? E nel caso in cui si consegni la licenza e la domanda viene rigettata, si rimane fregati doppiamente dato che la licenza è stata già consegnata

          2. Destinatari della misura sono:
            – i titolari o coadiutori di attività commerciale al minuto in sede fissa, anche abbinata ad attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande (negozi, ecc.);
            – i titolari o coadiutori di attività commerciale su aree pubbliche (mercati, fiere, ecc.);
            – gli esercenti attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande (bar, ristoranti, pizzerie, ecc.);
            – gli agenti e rappresentanti di commercio.

            La “licenza” non esiste da tempo… è rimasto il modo di dire! Purtroppo… crea incomprensioni!

  3. QUI NON SI TRATTA DI FARE I FILOSOFI MA DI REGOLE DI BUON SENSO PER NON FARE FIGLI e FIGLIASTRI IL GOVERNO HA RIPRISTINATO L,INDENNIZZO PER CHIUSURA ATTIVITA COMMERCIALE ART. 1 COMMI 283 – 284 DEL DECRETO LEGISLATIVO 28/3/1996 n 207 è INCOMPATIBILE SOLO CON LA PENSIONE DI VECCHIAIA LA CIRCOLARE INPS DEL TEMPO LA 4832 DEL 2014 Perché ORA NON SI ADEGUA RIPETO I 513 EURO LO PAGANO I COMMERCIANTI CON L,AUMENTO DEI BOLLETTINI DA GENNAIO 2019 CORDIALI SALUTI

  4. Buongiorno
    Mi sa dire quando sarà messo in rete il modello per fare domanda di Indennizzo cessata attività (AP95).
    Il nuovo modello, non quello del 2014, perchè c’è chi l’ha fatta con quella e gli è stata respinta
    Grazie e distinti saluti

  5. Volevo avvertire che purtroppo non e proprio cosi inps nella circolare 77/2019 interpreta l,art.1 comma 283/284 in manira diversa facendo partire Indennizzo con le chiusure 1 gennaio 2019 lasciando fuori le chiusura 2017/18 nonostante si siano presi 0’9 di contributi; abbiamo un gruppo Facebook esodati Indennizzo commercio che sta cercando di sensibilizzare le istituzioni per quello che noi consideriamo una ingiustizia e abbiamo bisogno dell.aiuto di tutti fatevi sentire.

    1. Purtroppo la circolare ha dato una mazzata inattesa, sicuramente dovuta ad equilibri di bilancio. La circolare purtroppo è stata accolta con molta indifferenza dalle parti politiche che potevano contrastare un tale parere.

      A breve aggiorno la storiella!

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