Registro da esibire solo per verifiche degli obblighi antiriciclaggio

L’esibizione del registro di cui all’art. 38 del DLgs. 231/2007 può essere richiesta esclusivamente laddove l’ispezione abbia ad oggetto la verifica del corretto adempimento degli obblighi antiriciclaggio, sulla scorta di un mandato conferito ex artt. 8 e 53 del DLgs. 231/2007.
Tale chiarimento è contenuto nel Pronto Ordini n. 339/2016, predisposto dal CNDCEC in risposta alla comunicazione dell’Ordine di Larino circa la possibilità, per l’Agenzia delle Entrate, di richiedere al professionista l’esibizione del c.d. “registro antiriciclaggio” nel corso di una verifica fiscale. 

A tal riguardo, si ricorda che l’art. 36 del DLgs. 231/2007 richiede ai professionisti di registrare e conservare, per un periodo di dieci anni, le seguenti “informazioni”:
– con riferimento alla prestazione professionale, la data di instaurazione, i dati identificativi del cliente e del titolare effettivo, unitamente alle generalità dei delegati a operare per conto del titolare del rapporto e il codice del rapporto ove previsto;
– con riferimento a tutte le operazioni di importo pari o superiore a 15.000 euro, indipendentemente dal fatto che si tratti di un’operazione unica o di più operazioni che appaiono tra di loro collegate per realizzare un’operazione frazionata, la data, la causale, l’importo, la tipologia dell’operazione, i mezzi di pagamento e i dati identificativi del soggetto che effettua l’operazione e del soggetto per conto del quale eventualmente opera.

Ai fini del rispetto degli obblighi di registrazione, i professionisti indicati nell’art. 12 e i soggetti indicati all’art. 13, comma 1, lett. b) del DLgs. 231/2007 istituiscono un archivio formato e gestito a mezzo di strumenti informatici.
In alternativa all’archivio, è possibile istituire il registro della clientela a fini antiriciclaggio, nel quale vengono conservati i dati identificativi del cliente. La documentazione, nonché gli ulteriori dati e informazioni sono conservati nel fascicolo relativo a ciascun cliente.

Nel documento del CNDCEC si evidenzia come il combinato disposto degli artt. 8 e 53 del DLgs. 231/2007 preveda che:
– gli ordini professionali competenti promuovano e controllino l’osservanza della normativa antiriciclaggio da parte dei professionisti indicati nell’art. 12 comma 1 lett. a) e c), tra cui rientrano dottori commercialisti ed esperti contabili, iscritti nei propri albi;
– “gli ordini professionali di cui all’art. 8 co. 1 svolgono l’attività ivi prevista fermo restando il potere di eseguire controlli da parte del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza”.

Pertanto, in materia di antiriciclaggio i poteri ispettivi nei confronti dei professionisti sono attribuiti esclusivamente agli ordini professionali di riferimento e al Nucleo speciale di polizia valutaria, che può, eventualmente, delegarne l’esecuzione anche ai reparti territoriali della Guardia di Finanza.

Tale impostazione trova conferma anche nella circolare n. 83607 del 19 marzo 2012, predisposta dal Comando generale della GdF, dove si evidenzia che “i DLgs. nn. 109/2007 e 231/2007 riconoscono al Corpo competenze specialistiche a tutela dell’utilizzo del sistema finanziario per scopi di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo, assegnando al NSPV e ai reparti del Corpo subdelegati funzioni peculiari ben determinate”.

Author: Antonello

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