Liquidazioni Iva, chance correzioni

L’appuntamento dei professionisti con il secondo invio delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva è fissato al 18 settembre. Entro la stessa data sarebbe stato necessario inviare anche la nuova versione dello spesometro, se non ci fosse stata la proroga – ormai annunciata in via ufficiale – al 28 settembre.

Nonostante le nuove scadenze, le due diverse comunicazioni fotografano, in base alle registrazioni contabili, la situazione al 30 giugno. Non è raro che, successivamente, arrivino nuovi documenti rilevanti ai fini Iva, di competenza però del primo semestre, che quindi dovevano essere compresi negli invii, o che ci si accorga di aver trasmesso dati errati o incompleti. Anzi, è un’eventualità che potrebbe essersi già verificata, poiché la prima liquidazione doveva essere comunicata entro il 31 maggio (termine poi prorogato al 12 giugno).

In questi casi è sempre possibile regolarizzare le violazioni secondo il seguente iter:
invio della comunicazione corretta;

versamento delle sanzioni ex articolo 11, commi 2-bis e 2-ter del Dlgs 471/97, eventualmente ridotte per l’applicazione del ravvedimento operoso.

I due adempimenti non devono necessariamente essere contestuali. Infatti, come illustrato nella risoluzione 104/E/2017, la trasmissione dei dati corretti e il versamento della sanzione possono essere effettuati in due tempi diversi.

Alcuni esempi

Attenzione, però: i termini entro cui si procede alla correzione influenzano, in primo luogo, la misura della sanzione base, secondo l’articolo 11 citato, e, in secondo luogo, la riduzione applicabile per effetto del ravvedimento. Inoltre, il procedimento di regolarizzazione delle liquidazioni periodiche varia leggermente da quello previsto per lo spesometro.

La correzione
Innanzitutto, l’omissione o l’incompletezza delle informazioni delle liquidazioni è punibile con una sanzione da 500 a 2mila euro, diminuita della metà se l’invio dei dati corretti o omessi è effettuato nei 15 giorni successivi alla scadenza. Non sempre, però, si deve ripresentare il modello approvato dal provvedimento del 27 marzo 2017, perché è possibile correggere l’errore direttamente nella dichiarazione Iva annuale, indicando nel quadro VH la corretta liquidazione e versando la sanzione prevista dal comma 2-ter dell’articolo 11, Dlgs 471/1997. Nell’ipotesi in cui anche la dichiarazione annuale non sia corretta a causa dell’errata liquidazione Iva, invece, si dovrà presentare un’integrativa e, oltre alla precedente sanzione, si dovrà versare anche quella prevista dall’articolo 5 del decreto (infedele dichiarazione).

Il calcolo della sanzione
Pertanto, una volta individuato il periodo in cui è stata effettuata la trasmissione corretta dei dati, sarà possibile determinare la sanzione, su cui poi applicare le riduzioni previste dal ravvedimento. Ad esempio, se la comunicazione del primo trimestre è stata inviata per la prima volta il 20 giugno (entro 15 giorni dalla scadenza), la sanzione base è pari a 250 euro, che può essere ridotta a:
1/9, se il versamento avviene entro il 10 settembre 2017 (90 giorni dalla scadenza del 12 giugno);
1/8, entro il 30 aprile 2018;
1/7, entro il 30 aprile 2019;
1/6, entro il 31 dicembre 2023;
1/5, in caso di costatazione della violazione, ma comunque prima della notifica dell’atto impositivo.

Qualora, invece, la correzione della comunicazione sia trasmessa a luglio, la sanzione su cui applicare le precedenti riduzioni è pari a 500 euro.

Inoltre, nel caso in cui l’errore sia riscontrato dopo la presentazione della dichiarazione Iva annuale, si dovrà presentare un nuovo modello, riaprendosi così i termini per l’accertamento, e versare anche la sanzione per infedele dichiarazione, eventualmente ridotta nelle misure indicate nella circolare 42/E/2016.

Nei casi di spesometro omesso o errato/incompleto, invece, si applica, per ciascun trimestre, la sanzione di due euro per ogni fattura, con un limite massimo di mille euro, ridotta alla metà se la trasmissione dei dati corretti o omessi è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza. Pertanto sebbene la comunicazione per il 2017 possa essere inviata con cadenza semestrale, le sanzioni seguono i trimestri.

Tenendo presente che il versamento della sanzione può essere successivo, chi corregge lo spesometro entro il 13 ottobre 2017, applicherà la sanzione di un euro per fattura, con un massimo di 500 euro e la sanzione così determinata sarà ridotta a 1/9, se il versamento avviene entro il 27 dicembre 2017 oppure in base alle altre riduzioni se il pagamento avviene dopo i 90 giorni.

Se l’invio della comunicazione avviene successivamente, la sanzione è pari a due euro per fattura, con un limite massimo di mille euro, ridotta nelle misure sopra citate.

Author: Antonello

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