Con il Decreto Legislativo  del 3 luglio 2017 n.117,  pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 179 del 2 agosto 2017 serie generale, è in vigore il  Codice del Terzo settore (CTS) in attuazione  della Legge 6 giugno 2016 n.106.

Viene introdotta nel nostro ordinamento una figura nuova, l’ente del Terzo settore o ETS, che va sostituendo tutte le variegate figure introdotte nel tempo, a cavallo tra i due secoli, e che erano caratterizzate solamente dal fine non lucrativo perseguito.

Il presente articolo è un work-in-progress e sarà aggiornato costantemente con novità e approfondimenti.

CTS, ETS, ODV, APS, acronimi che stanno facendo venire il mal di testa a molte persone e che cercano sintesi di una riforma importante, travolgente e con molteplici criticità.

La prima criticità è rappresentata dai tempi lunghi in cui la riforma otterrà piena operatività in tutte le sue parti, per diversi motivi. Il primo è che i decreti attuativi a loro volta rimandano ad ulteriori decreti – circa quaranta – da approvarsi da parte di singoli ministeri e che ad oggi non sono stati adottati. Il secondo è che le disposizioni fiscali  e di incentivazione che comportano benefici a vantaggio degli enti di terzo settore potranno entrare in vigore solo quando la Commissione Europea avrà dato atto che esse non costituiscono un elemento distorsivo della concorrenza e quindi ad oggi risultano non attive. Il terzo è che, essendo talune disposizioni impegnative o per gli enti di Terzo settore o per le amministrazioni pubbliche, il Codice prevede tempi di adeguamento più o meno lunghi; in particolare:

  1. il Codice prevede che gli statuti degli enti di terzo settore debbano adeguarsi a determinate norme (ad esempio che “La denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere l’indicazione di ente del Terzo settore o l’acronimo ETS”, art. 12), ma prevede (art. 101) un tempo di 18 mesi – quindi fino a febbraio 2019 – affinché questo avvenga (peraltro concedendo di farlo in assemblea ordinaria, quindi senza spese notarili);
  2. Il Registro unico del Terzo settore – uno dei cardini del Codice, visto che un ente è considerato di terzo settore e può accedere ai benefici connessi quando risulta iscritto al registro unico – sarà pienamente operativo nel febbraio 2019, dal momento che (art. 53) vi è un anno di tempo per l’adozione dei provvedimenti attuativi nazionali (definizione dei documenti da presentare, disposizioni relative alla tenuta e gestione del Registro) e ulteriori sei mesi affinché le Regioni provvedano agli aspetti di propria competenza. Nel frattempo, dice il Codice (art. 101), il requisito dell’iscrizione al Registro … si intende soddisfatto attraverso l’iscrizione ad uno dei registri attualmente previsti dalle normative di settore” (Registro delle associazioni di promozione sociale, il Registro delle organizzazioni di volontariato, gli Albi regionali delle cooperative sociali).

Insomma, vi è un periodo transitorio in cui è necessario chiedersi quali disposizioni siano vigenti e quali siano rimandate ad un periodo successivo.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha a tal fine diffuso il 29 dicembre scorso la Circolare “Codice del Terzo settore. Questioni di diritto transitorio. Prime indicazioni” nella quale fa il punto su alcuni degli aspetti relativi appunto ai tempi di attuazione della Riforma, su quali parti risultino immediatamente operative e quali no.

FAQ - Quesiti frequenti

Quali norme si applicano oggi per definire se un ente è di terzo settore o meno?

Per rispondere a questa domanda, preliminarmente va considerata una distinzione, che assume rilievo in più punti, tra enti di terzo settore costituiti prima dell’entrata in vigore del 3 agosto 2017, data di entrata in vigore del Codice, ed enti costituiti in periodi successivi.

Ad esempio un’organizzazione di volontariato o un’associazione di promozione sociale costituita prima dell’entrata in vigore del Codice, sarà a tutti gli effetti “Ente di Terzo settore” se iscritta al proprio Registro sulla base delle norme che esso oggi prevede, anche se il suo statuto non è ad oggi coerente con il Codice stesso, dal momento che vi sono, come si è visto 18 per adeguarlo. Può iscriversi con l’attuale statuto – se coerente con il proprio attuale Registro – e non essere cancellata se già iscritta ed è per questo considerata un Ente di Terzo settore.

Al contrario per gli enti costituiti dopo l’entrata in vigore del Codice la circolare specifica che gli attuali registri dovranno comunque verificare l’adeguatezza degli statuti alle indicazioni del Codice (ad esempio sulla denominazione o sui settori di attività).

Le procedure semplificate sul riconoscimento della personalità giuridica sono in vigore?

Diverso il discorso rispetto alle procedure semplificate per il riconoscimento della personalità giuridica previste dall’art. 22 del Codice: quindi la possibilità di riconoscimento che invece di prevedere l’attuale iter “concessorio” presso la Prefettura, consenta alle associazioni e alle fondazioni di essere riconosciute per il fatto stesso di essere iscritte al Registro nazionale per il tramite del notaio che ne cura la costituzione.

In questo caso, secondo la Circolare, sino alla piena operatività del Registro unico del Terzo settore vige l’attuale procedura presso il Prefetto; anche se, d’altra parte, si invita quest’ultimo a tenere in considerazione una delle semplificazioni introdotte dal Codice, quella relativa all’adeguatezza del patrimonio dell’ente: in sostanza a ritenere l’ente di terzo settore – quantomeno per questa caratteristica – adempiente e riconoscibile come persona giuridica qualora il suo patrimonio sia uguale o superiore a quanto previsto dal Codice (15 mila euro per le associazioni, 30 mila per le fondazioni).

Quali informazioni sugli enti di terzo settore vanno rese pubbliche?

Un’ulteriore previsione del Codice la cui applicazione viene rimandata alla piena operatività del Registro e quindi al febbraio 2019 è quella relativa agli elementi informativi che dovrebbero essere richiesti e resi pubblici nel Registro stesso (vedi art. 48 del Codice); quindi, afferma la circolare, non sarà compito dei vigenti registri settoriali richiedere tali informazioni ove non già previsto dalla normativa in essere.

Gli enti sono già tenuti a redigere un bilancio sociale?

Rispetto al bilancio sociale richiesto dall’art. 14 del Codice, a regime obbligatorio per le imprese sociali e per tutti gli enti di Terzo settore con ricavi, proventi o entrate superiori ad un milione di euro, la Circolare lo indica come facoltativo sino all’approvazione, attraverso decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del decreto sulle linee guida, ad oggi non ancora approvato.

Il numero minimo di soci

Il Codice prevede (art. 32 e art. 35) un numero minimo di soci per le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale (7 persone fisiche o 3 enti), limiti non previsti dalla precedente normativa. Come comportarsi laddove tale limite non risulti rispettato?

La Circolare richiama anche in questo caso la distinzione tra enti costituiti dopo l’entrata in vigore del Codice, per i quali tali disposizioni risultano da subito vincolanti e da inserire entro gli statuti e gli enti preesistenti, che possono adeguarsi ad esse in sede di modifica dello statuto.

Il bilancio di esercizio

È invece sin da subito operativo per tutti gli enti, indipendentemente dalla data di costituzione, l’obbligo di redigere un bilancio di esercizio, ancorché non sia costituito il Registro unico ove depositarlo e ancorché non sia ancora stata approvata dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali la modulistica che “traduce” le indicazioni contenute nell’art. 13 del Codice, che definisce in termini generali le informazioni che i bilanci devono contenere; ciò dando atto, nella Circolare, che tale mancanza determinerà nella fase transitoria una certa eterogeneità dei documenti contabili prodotti.

La pubblicazione su internet dei compensi a amministratori, dirigenti e soci

L’articolo 14 del Codice prevede che gli enti sopra i 100 mila euro annui di ricavi o entrate pubblichino sul sito internet proprio e della rete associativa cui aderiscono “eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonché agli associati”. Questa previsione, spiega la circolare, non è in alcun modo condizionata all’istituzione del Registro e quindi è vigente, sebbene si intenda operativa a partire dal 1/1/2019 a rendiconto di quanto corrisposto nel 2018, primo anno solare completo dopo la vigenza del Codice.

Si tratta, lo si ricorda, di una norma abbastanza controversa soprattutto se riferita al mondo cooperativo, ove la prescrizione di pubblicare i redditi non solo di amministratori e dirigenti, ma di ciascun socio pone problemi sia pratici che di privacy non indifferenti.

È possibile qualificarsi pubblicamente come “Enti di terzo settore”?

Ancora, la Circolare specifica che – seppure, come si è visto, gli enti già costituiti al 3/8/2017 possano, sino alla modifica dello statuto, non contenere nella denominazione la dizione Ente di Terzo settore o l’acronimo ETS – tutti gli enti iscritti a registri settoriali considerati equivalenti al Registro unico nella fase transitorio (e dunque i registri delle Organizzazioni di volontariato e delle Associazioni di promozione sociale) possono sin da subito qualificarsi – ad esempio nella corrispondenza, sul proprio sito, ecc. – come ETS. Non altrettanto si può dire, sino all’operatività del Registro unico, di enti pur anche in possesso delle caratteristiche che li faranno riconoscere, un domani, come di Terzo settore, ma non iscritti ai Registri considerati equivalenti nella fase transitoria: questi invece non possono qualificarsi nella corrispondenza e nei rapporti con terzi come ETS.

I Centri di servizio per il volontariato

Rispetto ai Centri di servizio per il volontariato, la Circolare ricorda come essi siano sono investiti da alcune previsioni rilevanti: il costituendo Organismo nazionale di controllo dovrà infatti accreditarli; ma, evidenzia la Circolare, nelle more della costituzione di tale Organismo (oggi non ancora presente), è necessario non dare soluzione di continuità ai CSV, dalla quale deriverebbe il venir meno dei servizi resi; gli attuali CSV restano quindi operativi sino a che l’Organismo nazionale avrà definito il successivo assetto dei Centri; allo stesso modo restano attivi in questa fase transitoria i Comitati di Gestione (Co.Ge).

Riforma in sintesi
Il Codice  introduce nel nostro ordinamento la qualifica di Ente del Terzo settore (ETS)  per:

  • le organizzazioni di volontariato,
  • le associazioni di promozione sociale,
  • gli enti filantropici,
  • le imprese sociali, incluse le cooperative sociali,
  • le reti associative,
  • le società di mutuo soccorso,
  • le associazioni, riconosciute o non riconosciute,
  • le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi.

La qualifica di ETS è subordinata alla iscrizione nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).

Non sono Enti del Terzo settore:

  • le amministrazioni pubbliche,
  • le fondazioni di origine bancaria,
  • i partiti,
  • i sindacati,
  • le associazioni professionali, di categoria e di datori di lavoro.

Gli enti religiosi civilmente riconosciuti possono applicare le norme del CTS limitatamente alle attività di interesse generale a condizione che adottino un regolamento da depositare nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.

Il Codice abroga la legge sul volontariato (L. 266/91) e la legge sulle associazioni di promozione sociale (L. 383/2000), e modifica alcune norme tra cui  buona parte della  disciplina sulle ONLUS  art. 10 D.Lgs 460/97.

Fino all’operatività del Registro Unico Nazionale del Terzo settore, continuano ad applicarsi le norme previgenti ai fini e per gli effetti derivanti dall’iscrizione degli  enti nei Registri Onlus, Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di promozione sociale e Imprese sociali che si adeguano alle disposizioni del presente decreto entro diciotto mesi dalla data della sua entrata in vigore.

Entro il medesimo termine, esse possono modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria.

Gli enti del terzo settore esercitano in via esclusiva o principale una o più attività di interesse generale elencate nel comma 1 dell’art.  5 del D.lgs 117/2017 per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. 

Le attività di interesse generale, attualmente 26, ma soggette a possibile aggiornamento con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sono le attività tipiche  del settore del non profit:

  • interventi e servizi sociali,
  • sanità,
  • prestazioni socio sanitarie,
  • istruzione e formazione,
  • ambiente,
  • valorizzazione patrimonio culturale,
  • formazione universitaria e post,
  • ricerca scientifica,
  • attività culturali,
  • artistiche ricreative,
  • radiodiffusione a carattere comunitario,
  • attività turistiche di interesse sociale,
  • formazione extrascolastica,
  • servizi strumentali al terzo settore,
  • cooperazione allo sviluppo, commercio equo solidale,
  • rinserimento lavoratori,
  • alloggio sociale,
  • accoglienza umanitarie,
  • agricoltura sociale,
  • attività sportive,
  • beneficenza,
  • promozione della legalità e pace,
  • promozione diritti umani, adozioni internazionali,
  • protezione civile,
  • riqualificazione beni pubblici.

Gli ETS potranno svolgere attività diverse dalle attività di interesse generale purché strumentali a queste ultime e secondo criteri e limiti definiti con decreto del Ministro del lavoro e politiche sociali di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Infine potranno realizzare attività di raccolta fondi organizzata e continuativa nel rispetto di principi di verità, trasparenza e correttezza nei rapporti con i sostenitori e il pubblico in conformità alle linee guida  adottate da parte del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Il Codice definisce la qualifica di volontario, e ne disciplina l’attività, l’eventuale rimborso spese; stabilisce l’ incompatibilità  con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo con l’ente di cui è socio o associato o per il quale svolge la propria attività.

Gli Enti del Terzo Settore sono  tenuti al rispetto di vari obblighi riguardanti la democrazia interna, la trasparenza nei bilanci, i rapporti di lavoro e i relativi stipendi, l’assicurazione dei volontari, la destinazione degli eventuali utili. Qualora esercitino le attività di interesse generale con modalità non commerciali, potranno godere di agevolazioni tributarie e contributi economici (ad esempio, di incentivi fiscali  per i donatori e per gli investitori nelle imprese sociali, di risorse del nuovo Fondo progetti innovativi,  “Social bonus” e dei “Titoli di solidarietà”) per lo svolgimento delle loro attività istituzionali.

Il Codice del Terzo settore disciplina inoltre i rapporti tra gli Enti  Pubblici e gli Enti del Terzo Settore. Prevede il coinvolgimento di questi ultimi nella programmazione delle pubbliche amministrazioni nella gestione di servizi sociali e nella realizzazione di servizi nei settori di attività di interesse generale.

Prevede la possibilità di stipulare convenzioni con le associazioni di volontariato e di promozione sociale per lo svolgimento di servizi purché a condizioni più favorevoli rispetto al ricorso al mercato. Infine lo Stato, le Regioni e Province autonome e gli Enti locali possono concedere in comodato beni mobili ed immobili di loro proprietà, non utilizzati, agli enti del Terzo Settore, per lo svolgimento delle loro attività istituzionali.

5 per mille
Una delle novità più interessanti è quella che interessa il 5 per mille: la domanda non andrà ripetuta ogni anno, ma solo la prima volta.

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato l’elenco permanente con gli enti già iscritti lo scorso anno, che non devono ripresentare richiesta di ammissione.
http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/archivio/archivio+5permille/elenco+permanente+degli+iscritti

Elenco permanente

Nel caso ci sia una variazione del rappresentante legale, va però inviata una nuova dichiarazione sostitutiva, inoltrando l’apposito modello alla direzione competente tramite PEC  o raccomandata A/R. Se ci sono altre variazioni o errori, gli iscritti possono inviare segnalazione entro il 21 maggio, in modo che le modifiche possano essere recepite in tempo per a pubblicazione degli elenchi definitivi il 25 maggio, pubblicati sul sito delle Entrate e suddivisi per categoria: ricerca scientifica, ricerca sanitaria, associazioni sportive dilettantistiche, enti del volontariato.

Nuove iscrizioni

Dal 29 marzo sono aperti i termini per gli enti che vogliono iscriversi fra i destinatari del cinque per mille IRPEF, che devono presentare, telematicamente, la domanda entro il 7 maggio (calendario e regole nel Dpcm 23 aprile 2010). C’è invece più tempo per la dichiarazione sostitutiva, che può arrivare entro il 2 luglio (il 30 giugno cade di sabato). Chi non rispetta le tempistiche sopra riportate, può presentare la domanda di iscrizione entro il primo ottobre versando con modello F24 un importo di 250 euro.

Scadenze 5 x mille IRPEF 2018

Scadenza Adempimento
7 maggio Iscrizione agli elenchi dell’Agenzia delle Entrate
21 maggio Presentazione istanze per la correzione di errori
25 maggio Pubblicazione elenco aggiornato da parte dell’Agenzia delle Entrate
2 luglio Invio dichiarazioni sostitutive
1 ottobre Regolarizzazione iscrizione e integrazione documentale

Gli enti del volontariato inviano la dichiarazione all’Agenzia delle Entrate, le associazioni sportive dilettantistiche al Coni.

Con il completamento della Riforma del 5 x mille IRPEF,  gli enti del Terzo Settore iscritti nell’apposito Registro Nazionale hanno accesso al beneficio, con semplificazioni anche per  le procedure di calcolo ed erogazione del contributo e nuovi obblighi di trasparenza, e relative sanzioni. Il decreto legislativo, attuativo della legge delega 106/2016, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri di venerdì 12 maggio.

Platea

Per quanto riguarda l’estensione del beneficio, continuano ad essere destinatari del 5 x mille tutti i settori che erano già precedentemente ammessi al beneficio: ricerca scientifica e università, ricerca sanitaria, sostegno delle attività sociali svolte dal Comune di residenza del contribuente, associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal Comitato olimpico nazionale italiano, che svolgono una rilevante attività di interesse sociale, tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.

Novità 5 x mille

Previsti nuovi obblighi di trasparenza per i soggetti che ricevono i contributi: devono trasmettere all’amministrazione erogatrice, entro un anno dalla ricezione delle relative somme, rendiconto e relazione illustrativa su destinazione e utilizzo del contributo percepito secondo canoni di trasparenza, chiarezza e specificità. E devono pubblicare sul proprio sito web importi percepiti e rendiconto.

Il sistema sanzionatorio prevede in primis un avviso a mettersi in regola con gli obblighi comunicativi di cui sopra entro 30 giorni, e, nel caso in cui questa non avvenga, una multa pari al 25% del contributo percepito. Gli obblighi comunicativi valgono anche per le amministrazioni che erogano il contributo, che devono effettuare a loro volta comunicazioni sul proprio sito web.