Regime di cassa contabilità semplificata: conviene o no? Una delle novità fiscali più rilevanti di quest’anno sarà l’obbligo di regime semplificato per cassa per i contribuenti che prima, esercitando attività imprenditoriale, dovevano utilizzare il regime (principio) di competenza. 

La Legge di Stabilità 2017 ha introdotto un nuovo regime di determinazione del reddito delle imprese che operano con il regime contabile semplificato.

Le nuove regole sul regime di cassa 2017 eliminano l’obbligo di applicare il principio di competenza economica alle imprese, che possono seguire il principio di cassa e determinare il reddito come fanno attualmente i professionisti (pago su quello che incasso effettivamente, a prescindere dalla relativa competenza economica).

Il pomo della discordia è dato dal fatto che il nuovo regime di cassa per le imprese in contabilità semplificata è obbligatorio e non opzionale. In altre parole, chi non aderisce al nuovo meccanismo può avvalersi solo del regime contabile ordinario. Con il conseguente aumento di adempimenti amministrativi e di costi.

Regime di cassa contabilità semplificate 2017: passaggio all’ordinaria

Il nuovo regime di cassa per le imprese che si trovano nel regime contabile semplificato è obbligatorio; in alternativa è possibile adottare il regime contabile ordinario.

La valutazione di convenienza tra mantenere la contabilità semplificata in regime di cassa 2017 ovvero passare in ordinaria deve essere valutato caso per caso, non essendo possibile aprioristicamente dare un giudizio di merito.

Come scrive il collega Filippo Mangiapane in un recente intervento su commercialistatelematico.com:

In alcuni casi, conviene passare sin dal 1° gennaio 2017 alla contabilità ordinaria. Si pensi alle immobiliari, per esempio, con beni merce in rimanenza, il cui passaggio alla contabilità ordinaria appare di semplice realizzazione e di indubbio vantaggio per la prosecuzione dell’imposizione di competenza; ma esistono altre casistiche da valutare con attenzione.

Qualora si decida di passare alla contabilità ordinaria si dovrà conseguentemente adottare il libro giornale per l’annotazione, in ordine cronologico, delle scritture contabili.

Un’altra ovvia conseguenza è l’aggravio di costi per la gestione amministrativa e contabile della propria impresa (le contabilità in regime ordinario presuppongono lo svolgimento di un numero molto maggiore di adempimenti rispetto alle contabilità semplificate).

Regime contabile semplificati per cassa 2017: i commercialisti mettono in guardia i contribuenti

Il regime contabile semplificato conviene o no? Secondo i commercialisti si tratta di un buon sistema; tuttavia le modalità con cui è stato introdotto non sono delle migliori. Vediamo perché.

Ecco il comunicato ufficiale dell’associazione nazionale commercialisti che denuncia le insidie che si nascondono dietro il nuovo regime di cassa 2017 per le imprese in contabilità semplificata.

Regime di cassa partite iva in regime contabile semplificato dal 2017: ecco il comunicato dell’associazione nazionale commercialisti

L’associazione nazionale commercialisti (ANC) è intervenuta con un comunicato stampa ufficiale diramato a fine dicembre sul tema del regime di cassa per le imprese in regime di contabilità semplificata 2017.

Ecco il testo ufficiale del comunicato:

Il nuovo regime di cassa, che la legge di Bilancio 2017 introduce dal prossimo 1° gennaio per le imprese individuali e società di persone in contabilità semplificata, costituisce l’ennesimo esempio di una misura che si intende far passare come favorevole alle imprese e rispondenti alle loro esigenze, sapendo benissimo che ciò non è affatto vero.

Molti imprenditori o lavoratori autonomi, infatti, non avranno alcun beneficio da questa misura, come ad esempio i commercianti al minuto o coloro che hanno i corrispettivi giornalieri.

“In questi giorni – sostiene il Presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti Marco Cuchel – leggiamo sulla stampa specializzata di possibili vie d’uscita per le imprese minori per evitare di dover applicare il regime di cassa, che in automatico è stabilito per tutti i contribuenti in contabilità semplificata a seguito del nuovo articolo 66 del Tuir. È evidente che qualcosa non torna, se fosse veramente una misura per andare incontro alle imprese più piccole, che sono quelle che da tempo soffrono con particolare intensità la crisi, non si comprende la ragione per la quale più di 2 milioni di contribuenti nel nostro paese, tra imprese individuali e società di persone, siano costretti ad una scelta che in ogni caso si tradurrà per loro in una maggiorazione dei costi legati alla tenuta della contabilità.”

“Sia, infatti, che decidano di entrare nel nuovo regime di cassa sia che scelgano, per evitare l’automatismo previsto, di optare per il regime ordinario – prosegue il Presidente Cuchel – gli adempimenti contabili sono destinati ad intensificarsi, senza considerare poi che le imprese minori, in generale, sono soggetti poco o per nulla strutturati per una gestione della contabilità in regime ordinario, il quale per loro non rappresenta affatto una via d’uscita sul piano operativo e dell’economicità .”

Sicuramente non mancano realtà imprenditoriali che avranno beneficio dall’adozione del criterio finanziario anziché di quello della competenza economica nella determinazione del reddito, ma questo non basta a far sì che la nuova misura fiscale si possa considerare un passo nei confronti del sistema delle piccole imprese nella sua complessità.

I dati contenuti nella relazione tecnica che accompagna la legge di Bilancio 2017 dicono molto sul vero obiettivo del nuovo regime di cassa per i contribuenti minori: se i milioni di euro stimati come maggiore gettito erariale, sia per Irpef sia per Irap, sono senza alcun dubbio una buona notizia per le finanze pubbliche, lo stesso non può dirsi per le piccole imprese.

L’ANC sollecita un intervento di modifica del provvedimento, facendo in modo che il nuovo regime di cassa non sia per i contribuenti in contabilità semplificata una scelta obbligata ma unicamente un’opzione possibile.

ANC – Comunicazione

Regime di cassa 2017 contabilità semplificata: di cosa si tratta?

La nuova disciplina del regime di cassa per le imprese in contabilità semplificata riguarda circa 2,3 milioni di imprese: 439.000 società di persone e 1,76 milioni di ditte individuali. Con il nuovo regime di cassa le imprese potranno pagare le imposte sugli incassi effettivamente ricevuti, evitando quindi di contabilizzare i ricavi per competenza. Si tratta di un intervento invocato da parecchi anni da imprenditori e commercialisti, anche al fine di rendere più equo il meccanismo di tassazione. Tuttavia, le modalità attraverso le quali il nuovo regime di cassa è stato introdotto non piacciono ai commercialisti.

Regime di cassa contabilità semplificate: come si passa al regime ordinario?

Si tratta di una mezza rivoluzione. A partire da quest’anno, quindi, i contribuenti titolari di partita IVA nel regime contabile semplificato dovranno obbligatoriamente applicare il regime di cassa. Ripetere aiuta: cosa cambia in sostanza? Cambia il criterio di determinazione del reddito da assoggettare a tassazione fiscale. Mentre, infatti, nel regime contabile semplificato per competenza il reddito fiscale viene determinato considerando la maturazione effettiva di ricavi e costi prescindendo dalla manifestazione finanziaria, nel regime contabile semplificato per cassa occorre considerare ricavi e costi solo quando essi trovano la loro manifestazione finanziaria.

Alcuni contribuenti potrebbero trovare più conveniente passare al regime contabile ordinario. A questo proposito forniamo di seguito le istruzioni utili per esercitare l’opzione per il passaggio dal regime contabile semplificato al regime contabile ordinario.

Regime di cassa contabilità semplificate: passaggio al regime ordinario

Ci sono dei casi in cui il contribuente ritiene più conveniente passare al regime contabile ordinario. Ovviamente ciò comporta un aggravio di adempimenti, primo fra tutti l’istituzione del libro giornale ed obblighi conseguenti.

Il contribuente può quindi decidere di esercitare l’opzione per il regime contabile ordinario: l’opzione ha effetto dall’inizio del periodo d’imposta nel corso del quale è esercitata fino alla sua revoca, e in ogni caso, per il periodo stesso e i due successivi. Si fa presente tuttavia che, in base all’art. 3, DPR n. 442/97, contenente la disciplina delle opzioni, in caso di regimi contabili l’opzione vincola il contribuente per 1 anno.

Secondo la prevalente stampa specializzata la validità dell’opzione per il regime ordinario dovrebbe essere comunque ancora annuale; in questo senso si attendono maggiori chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate (nella speranza che questi possano arrivare anche prima rispetto alla classica manifestazione “Telefisco 2017”…).

Regime contabile e fiscale imprese: quale scegliere?

Attualmente, quindi, il contribuente può scegliere fra tre diversi regimi contabili:

  • regime contabile ordinario, ovvero quel regime nel quale vengono considerati ricavi tutti i proventi, conseguiti nell’esercizio di competenza, che derivano da cessione di beni o prestazione di servizi (non si considerano ricavi le plusvalenze patrimoniali e le sopravvenienze attive). Il reddito di impresa viene determinato partendo dal risultato del bilancio d’esercizio (differenza tra componenti positivi e componenti negativi). Per determinare il reddito imponibile a questo valore si sommeranno o si sottrarranno le variazioni fiscali. Queste ultime infatti possono avere natura negativa o natura positiva;
  • regime contabile semplificato, ovvero quel regime appena riformato in cui il criterio obbligatorio di determinazione del reddito è quello di cassa;
  • regime contabile forfettario, Per le imprese in forma di ditta individuale. In questo caso il reddito si determina in modo forfettario applicando al fatturato prodotto un coefficiente di redditività variabile a seconda del tipo di attività svolta (individuabile grazie al codice Ateco di riferimento).