Fondo perduto: la riapertura del canale ed i nuovi contributi alla filiera della ristorazione

Con il Decreto “Agosto”, D.L. n. 104/2020, come modificato nel corso dell’iter parlamentare di conversione in legge 13 ottobre 2020, n. 126, si è rimessa mano ai contributi a fondo perduto. Non si tratta, comunque, di un contributo a fondo perduto come abbiamo imparato a conoscerlo a seguito dell’art. 25 del D.L. n. 34/2020. La misura, infatti, gode di una riapertura dei termini estremamente limitata e soggetta a condizioni stringenti, mentre a favore di taluni settori vengono introdotte nuove misure. A tal proposito, in questa sede si tratterà del contributo a fondo perduto destinato alla filiera nazionale della ristorazione.

Il termine per la presentazione delle domande per il riconoscimento del contributo a fondo perduto di cui all’art. 25 del Decreto “Rilancio” D.L. 34/2020 è scaduto il 13 agosto scorso, e le speranze di coloro che auspicavano una riapertura generalizzata dei termini sono definitivamente tramontate con il Decreto “Agosto”, D.L. n. 104/2020. Con tale Decreto, infatti, il contributo a fondo perduto torna in gioco, ma nel rispetto di tutta una serie di condizioni – nel seguito esaminate – che comportano che la misura possa tornare accessibile esclusivamente ad un numero presumibilmente molto ridotto di imprese, ed a fronte di uno stanziamento minimo. Tutto ciò, in effetti, non sorprende, visto che le istanze presentate a partire indicativamente da fine luglio 2020 risultano tutt’ora “in lavorazione”, sintomo di una probabile mancanza di fondi che inevitabilmente non poteva conciliarsi con una ripresa piena della misura.

Il Decreto n. 104/2020 segna un cambio di passo: non più contributi a fondo perduto “a pioggia”, per quanto già soggetti a requisiti preliminari quali il calo del fatturato nella misura richiesta, bensì stanziamenti mirati a settori economici specifici, e spesso vincolati a direzionare in una precisa direzione l’attività dell’impresa che intende beneficiare del sostegno. È il caso del contributo a fondo perduto destinato alla filiera della ristorazione, che grazie alle modifiche approvate in sede di conversione vede ulteriormente aumentare i soggetti potenzialmente interessati.

Contributo a fondo perduto: 30 giorni aggiuntivi per i Comuni calamitati non inclusi nelle istruzioni

A disporre la parziale riapertura del contributo a fondo perduto di cui all’art. 25 del Decreto “Rilancio” (D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla Legge 17 luglio 2020, n. 77), è l’art. 60  del D.L. n. 104/2020 (“Rifinanziamenti di misure a sostegno delle imprese”), con l’introduzione, in sede di conversione in legge, del comma 7-sexies.

La misura prevede il riavvio della procedura telematica di presentazione delle domande, con riapertura del canale per 30 giorni.

Il canale sarà riaperto entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione 13 ottobre 2020, n. 126, e nei medesimi termini, con un apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, saranno definite le modalità attuative della disposizione.

Potranno presentare istanza di riconoscimento del contributo a fondo perduto esclusivamente i soggetti rientranti nella limitata casistica prevista del comma qui in esame, e solo a condizione che si tratti di soggetti che non abbiano già presentato istanza in precedenza.

Infatti, il testo della norma, prevede che la presentazione delle domande sia riservata ai soggetti

“che non hanno presentato domanda ai sensi dell’articolo 25, comma 4, terzo periodo, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77”.

Tale specifica è sicuramente volta ad evitare che soggetti già beneficiari presentino nuovamente istanza, ma potrebbe anche inibire l’accesso al contributo a coloro che avessero presentato istanza in precedenza e se la siano vista respingere.

Al di là di questa problematica, il cuore della disposizione risiede nell’elencazione dei requisiti che devono rispettare i contribuenti ai fini di potersi avvalere della riapertura del contributo a fondo perduto ex art. 25, D.L. n. 34/2020.

Si deve trattare di contribuenti che:
• a far data dall’insorgenza dell’evento calamitoso, hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di Comuni colpiti dai predetti eventi i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza da Covid-19.
• I Comuni cui sopra devono essere classificati come totalmente montani (e quindi inclusi nell’elenco dei Comuni italiani predisposto dall’ISTAT, oppure essere ricompresi nella circolare del Ministro delle Finanze n. 9 del 14 giugno 1993);
• I Comuni cui sopra non devono essere stati inseriti nella lista indicativa dei Comuni colpiti da eventi calamitosi presente nelle istruzioni per la compilazione dell’istanza per il riconoscimento del contributo a fondo perduto,  pubblicate dall’Agenzia delle Entrate in data 30 giugno 2020.

Detto in termini più semplici, potranno accedere alla misura qui in esame esclusivamente i contribuenti aventi sede o domicilio a partire dalla data del 31 gennaio 2020 in Comuni per i quali era in corso uno stato di calamità, ma solo se si tratta di Comuni montani e solo se tale Comune non era già presente nell’elencazione “indicativa e non esaustiva” di Comuni calamitati acclusa alle istruzioni per la domanda di riconoscimento del contributo a fondo perduto.

Contributo a fondo perduto filiera nazionale della ristorazione

Come si è detto in premessa, con il D.L. n. 104/2020 vengono introdotte misure di sostegno destinate a specifici settori.

Tra queste, quella di cui all’art. 58, “Fondo per la filiera della ristorazione”, il cui raggio d’azione è stato ulteriormente ampliato con l’introduzione, nel corso dell’iter di conversione, di ulteriori codici ATECO potenzialmente beneficiari della misura.

L’art. 58, D.L. n. 104/2020 prevede il riconoscimento di un contributo a fondo perduto (nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa europea in materia di aiuti de minimis) a favore delle imprese che alla data di entrata in vigore del Decreto esercitano attività prevalente rientrante nei seguenti codici ATECO:

  • 56.10.11 – Attività di ristorazione con somministrazione
  • 56.10.12 – Attività di ristorazione connesse alle aziende agricole (introdotto con emendamento)
  • 56.21.00 – Catering per eventi, banqueting (introdotto con emendamento)
  • 56.29.10 – Mense
  • 56.29.20 – Catering su base contrattuale
  • 55.10.00 – Alberghi, limitatamente alle attività autorizzate alla somministrazione di cibo (introdotto con emendamento)

In merito a questo contributo a fondo perduto, occorre premettere che occorre ancora una volta attendere le misure attuative, che in questa occasione si riveleranno fondamentali più che mai, poiché la disposizione di norma non fissa nemmeno le modalità di determinazione del contributo.

Vengono tuttavia tracciati i tratti salienti della disposizione, che prevede, a favore dei soggetti sovra evidenziati, un contributo a fondo perduto riconosciuto “per l’acquisto di prodotti, inclusi quelli vitivinicoli, di filiere agricole e alimentari, anche DOP e IGP, valorizzando la materia prima di territorio”.

Il contributo, quindi, seppure destinato alla ristorazione, di fatto viene delineato come una misura di sostegno all’intera filiera alimentare nazionale.

In sintesi, potranno accedere al contributo, previa emanazione delle disposizioni attuative:
• i contribuenti che esercitano quale attività prevalente una delle attività rientranti nei codici ATECO stabiliti dalla norma;
• che siano incorsi nel calo di fatturato previsto dalla disposizione: l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi medi dei mesi da marzo a giugno 2020 deve essere inferiore ai tre quarti dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi medi dei mesi da marzo a giugno 2019. Il calo di fatturato non è richiesto ai soggetti che hanno avviato l’attività a decorrere dal 1° gennaio 2019;
• che abbiano acquistato prodotti alimentari Made in Italy.

Per accedere al contributo occorrerà avvalersi di una specifica procedura che sarà definita con Decreto del Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, da emanarsi entro 30 giorni dall’entrata in vigore del Decreto.

Fermo restando che il funzionamento della piattaforma deve essere ancora definito, e l’ammontare del contributo stesso deve essere ancora delineato, sono già note le tempistiche di erogazione:

  • 90% al momento dell’accettazione della domanda, che dovrà essere corredata dai documenti fiscali che certifichino gli acquisti effettuati (anche se non ancora pagati);
  • 10% a saldo, previa comprova di avvenuto pagamento – con modalità tracciabile – degli acquisti effettuati.

Si tratta evidentemente di una procedura più che laboriosa, e occorrerà essere particolarmente attenti poiché le sanzioni sono molto pesanti, superiori a quelle previste in materia di contributo a fondo perduto ex art. 25, D.L. 34/2020.

La norma dispone, infatti, che salvo che il fatto costituisca reato, l’indebita percezione del contributo, oltre a comportare il recupero dello stesso, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria pari al doppio del contributo non spettante.
Inoltre, con specifico riferimento a questa normativa, l’ammontare di cui al secondo comma dell’art. 316-ter del codice penale è elevato a 8.000 euro.
L’eventuale sanzione comminata deve essere versata entro 60 giorni, dopo di che segue iscrizione a ruolo, e non è possibile avvalersi di crediti in compensazione per il versamento della stessa.

In conclusione, in assenza delle disposizioni attuative i contorni di questo contributo a fondo perduto sono indefiniti, almeno con riferimento al punto essenziale, ovvero all’ammontare riconosciuto.

Non è noto nemmeno come sarà affrontato l’eventuale caso di una presentazione di domande di contributo per un ammontare esuberante le somme stanziate, che ammontano ad 2 milioni di euro per il 2020 e 0,5 milioni di euro per il 2021.

Non resta che attendere le misure attuative, per verificare nel dettaglio quali procedure saranno domandate ai richiedenti, ed a fronte di quale ammontare di contributo riconosciuto, in modo tale da poter effettuare le dovute considerazioni di convenienza di accesso alla misura.

Riferimenti normativi:

  • D.L. 19 maggio 2020, n. 34, art. 25;
  • D.L. 14 agosto 2020, n. 104, artt. 58 e 60, convertito in legge 13 ottobre 2020, n. 126.

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