Ennesima circolare sulle cripto-attività e quadro RW

Con la pubblicazione della circolare n. 30/E/2023 l’Amministrazione finanziaria ha esaminato a tutto tondo il senz’altro complesso fenomeno dei crypto-asset. Fenomeno che presenta (da sempre) alcune specifiche criticità rispetto al tema del monitoraggio fiscale, di interesse per i beni in esame e rispetto al quale il documento di prassi di recente pubblicato ha in parte integrato i precedenti indirizzi della versione in bozza.
Anche sul monitoraggio fiscale delle cripto-attività, come accade per il trattamento fiscale ad esse dedicato in generale, la circolare n. 30/E del 27/10/2023 risulta suddivisa in due parti: la prima sulla disciplina che vale fino all’entrata in vigore della “Legge di Bilancio 2023”, e la seconda su quella successiva al 01/01/2023.

Nessuna novità è però emersa, rispetto alla bozza messa a disposizione degli operatori a metà giugno, con riguardo agli obblighi di monitoraggio precedenti alla normazione organica delle cripto (quadri RW dei modelli reddituali fino al periodo d’imposta 2021). In merito l’autorità fiscale si limita difatti a ricordare come in diverse occasioni in passato – nella risposta a interpello n. 788 del 24/11/2021 o addirittura, a livello ministeriale, a partire dalle istruzioni per il modello Redditi 2019 relativo al periodo d’imposta 2018 – fosse stato affermato che la detenzione di valute virtuali da parte delle persone fisiche, attraverso “portafogli” o “conti digitali”, portasse alla necessità di adempiere agli obblighi di compilazione del quadro RW del modello dichiarativo.

Quanto detto è coerente in primis, entrando più nello specifico, con ciò che è stato affermato in passato da parte della Corte di Giustizia Europea nella sentenza di cui alla causa n. C-264/14 del 22/10/2015 (laddove si equiparavano le criptovalute alle valute estere), con un sillogismo che in tal modo si uniforma alla “logica sistematica” di monitoraggio sottesa al quadro in esame, tale per cui quest’ultima rappresenta un’attività dichiarativa volta a rafforzare il contrasto alle frodi internazionali attuate mediante l’illecito trasferimento e/o detenzione all’estero di attività produttive di reddito, giustificandosi dunque il tutto per le ragioni di “cautela erariale” e di lotta all’evasione (cfr. circolare n. 38/E del 23/12/2013, § 1.3.1.).

Operativamente viene inoltre chiarito che – come parimenti riportato più volte in passato – per le valute virtuali sussisteva, già prima dell’avvento della Legge 197/2022, l’obbligo di compilazione del citato quadro RW anche qualora le stesse fossero detenute su chiavetta USB, così come sul telefonino o sul PC. E, in ogni caso:

  • nella colonna 3 del riepilogo afferente al monitoraggio (“Codice individuazione bene”) doveva essere indicato il codice 14, per le “Altre attività estere di natura finanziaria”,
  • senza però compilare la colonna 4, relativa al “Codice Paese estero” di detenzione.

Passando alla nuova regolamentazione, l’Agenzia delle Entrate riporta innanzitutto come dal 01/01/2023 l’attività di monitoraggio debba avere ad oggetto tutte le cripto-attività e non solo le criptovalute; specificazione che vale in senso prettamente tecnico dato che, nel vasto “mondo cripto”, vi sono beni che non hanno solamente funzione valutaria – come ad esempio i security token, che sono legati a un’offerta di strumenti finanziari e rappresentano, quindi, una partecipazione nell’entità che ha emesso lo stesso token. E ciò, si badi, non riguarda solamente le persone fisiche bensì tutti i soggetti che in precedenza erano obbligati a dichiarare i soli beni detenuti all’estero (quindi enti non commerciali, società semplici e soggetti ad esse equiparate), oggi anche i beni digitali.

Inoltre, il legislatore ha espressamente previsto l’obbligo di compilazione del quadro RW del modello Redditi anche da parte dei soggetti che, pur non essendo possessori diretti delle cripto-attività, siano titolari effettivi dell’investimento (secondo quanto previsto dalla normativa antiriciclaggio).

Va però tenuto in considerazione, come si evidenzia del documento di prassi da poco pubblicato, che sulla base dell’attuale formulazione normativa gli obblighi di monitoraggio fiscale delle cripto-attività sussistono indipendentemente dalle modalità di archiviazione e conservazione delle stesse; questo, peraltro, prescindendo dalla circostanza che le stesse siano detenute all’estero o in Italia (come specificato nella relazione illustrativa alla “Legge di Bilancio 2023”). Per questo motivo, in coerenza con i chiarimenti già resi in materia, mediante le risposte agli interpelli pubblicate in passato, continua ad essere oggetto di compilazione nel quadro RW la detenzione di criptovalute, alla quale si aggiungono poi tutte le altre fattispecie di cripto-attività detenute attraverso “portafogli”, “conti digitali” o altri sistemi di archiviazione o conservazione – trattandosi in ogni caso di asset potenzialmente suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia (quali redditi diversi ai sensi della nuova lettera c-sexies) dell’art. 67, comma 1 del Tuir).

Una prima novità della circolare n. 30/E/2023, rispetto alla versione bozza, è riscontrabile laddove l’autorità fiscale afferma che nel quadro RW va compilato un rigo per ogni portafoglio, conto digitale o altro sistema di archiviazione o conservazione detenuto dal contribuente. Si può notare come simile indicazione risulti in controtendenza rispetto a quanto riportato nelle istruzioni al modello Redditi 2023 per il periodo d’imposta 2022 (relativamente alle persone fisiche si vedano le pagg. 46 e 47 del secondo fascicolo), in cui al paragrafo “Valorizzazione degli investimenti e delle attività di natura finanziari” si afferma che, in presenza di più operazioni della stessa natura, il contribuente può aggregare i dati relativi a un insieme di prodotti finanziari omogenei caratterizzati dai medesimi codici “investimento” e “Stato Estero”. Da quanto statuito dall’autorità fiscale deriva quindi un maggior grado di dettaglio rispetto a ciò che va generalmente indicato nel prospetto in esame.

Altro aspetto “inedito” è quello per cui, sempre secondo le Entrate, non devono formare oggetto di monitoraggio le cripto-attività per le quali il contribuente sia in grado di dimostrare, attraverso la presentazione di una denuncia presso un’autorità di pubblica sicurezza, di aver smarrito o aver subito il furto delle chiavi private.

Un’ultima specificazione riguarda poi il tema del raddoppio delle sanzioni per la mancata compilazione del quadro RW, per il quale si ricorda come l’ordinaria penalità – che va dal 3 al 15% degli importi non dichiarati (ex art. 5, comma 2, primo periodo del D.L. 167/1990) – debba essere moltiplicata per due, passando quindi alla misura che va dal 6 al 30%, qualora i beni da dichiarare siano localizzati in paradisi fiscali (secondo periodo del citato art. 5, comma 2).

In proposito, attestandosi su quanto da sempre affermato da parte della stampa specializzata, tenuto conto della natura delle cripto-attività, ossia beni “a-territoriali” che non risultano tecnicamente localizzati in alcun territorio, non si applica il raddoppio della sanzione prevista per la detenzione di investimenti all’estero ovvero di attività estere di natura finanziaria negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato.

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