Nella circolare n. 18/2018, con cui l’Agenzia delle Entrate ha fornito risposte a numerosi quesiti circa la concreta applicazione delle norme su ASD e SSD, particolare attenzione è dedicata all’art. 148 comma 3 del TUIR.
La norma in questione prevede la decommercializzazione, ai fini IRES, delle attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali rese verso il pagamento di corrispettivi specifici “(…) nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali (…)”.

Pertanto, i requisiti per godere della decommercializzazione delle attività sono: le attività devono essere svolte dagli enti associativi tassativamente indicati (le ASD rientrano nel novero); i destinatari delle attività devono essere iscritti, associati o partecipanti, altre associazioni che svolgono la stessa attività e i rispettivi associati o partecipanti, nonché i tesserati delle rispettive organizzazioni nazionali; le attività in questione devono essere effettuate “in diretta attuazione degli scopi istituzionali”.
Il ventaglio dei soggetti verso cui possono essere svolte le attività è alquanto ampio, non essendo limitato alla compagine associativa dell’ente che le effettua; in tal modo si ha la massima possibilità di reperire le risorse finanziarie utili al citato perseguimento dei fini sociali, usufruendo della predetta agevolazione che, si rammenta, risulta applicabile anche alle società sportive dilettantistiche per effetto dell’art. 90 della L. 289/2002.

Circa le caratteristiche dell’attività in rassegna, la circolare chiarisce che questa deve costituire “il naturale completamento degli scopi specifici e particolari che caratterizzano l’ente”. In altri termini, non tutte le attività svolte possono godere della decommercializzazione e sul punto cita la ris. n. 38/2010, con cui era stato chiarito che le prestazioni di bagno turco e idromassaggio non possono ritenersi “naturale completamento” dell’attività sportiva.

Nello stesso solco, è esclusa dall’agevolazione in esame la somministrazione di alimenti e bevande svolta in locali interni all’ASD o SSD, anche se è resa nei confronti di soci o associati (cfr., da ultimo, Cass. n. 15865/2018). I proventi di tale attività, al limite, potranno costituire oggetto della agevolazione di cui alla L. 398/91 al ricorrere delle condizioni previste.

Viene, inoltre, chiarito che la custodia di attrezzature o il ricovero di animali svolti dall’associazione o dalla società sportiva dilettantistica senza fini di lucro possono essere considerate attività rese in diretta attuazione degli scopi istituzionali (quindi agevolabili) a condizione che vi sia l’effettivo utilizzo dell’attrezzatura, del bene o dell’animale nella pratica sportiva dilettantistica nonché la loro identificazione come idonei alla pratica sportiva da parte della Federazione sportiva nazionale di appartenenza. Nel caso degli sport equestri, ad esempio, i cavalli utilizzati a fini sportivi sono regolarmente tesserati presso la FISE.

Dopo gli aspetti oggettivi, la circolare sottolinea che ai fini dell’agevolazione in rassegna gli enti associativi devono conformare i propri statuti alle disposizioni contenute nel comma 8 dello stesso art. 148 TUIR, oltre al fatto che gli stessi atti siano imprescindibilmente redatti nella forma dell’atto pubblico, scrittura privata autenticata o registrata.
Le clausole di cui al citato comma 8 mirano a garantire la non lucratività dell’ente e l’effettività del rapporto associativo, intesa come applicazione concreta delle clausole che lo stesso sodalizio ha stabilito al proprio interno, al cui venir meno diventa impossibile godere delle agevolazioni in parola, come ormai ha chiarito soprattutto la giurisprudenza di legittimità (ex multis Cass. n. 10393/2018).
Pertanto, gli enti in questione hanno la necessità dell’esatto controllo delle clausole obbligatorie e, nel caso, devono integrare le clausole statutarie previste dall’art. 90 comma 18 della L. 289/2002, quasi operando una “fusione” con le norme del predetto comma 8.
Tuttavia, la circolare chiarisce che le società sportive dilettantistiche senza fini di lucro, a differenza delle associazioni sportive dilettantistiche, non devono integrare i propri statuti con le clausole concernenti la democraticità del rapporto associativo previste dalle lettere c) ed e) del comma 8 dell’art. 148 del TUIR.

L’agevolazione spetta, inoltre, a condizione che sia stato inviato telematicamente il modello EAS; in difetto, l’attività sarà assoggettata al normale regime IRES (ferma restando la remissione in bonis).

Quanto poi alla riforma del Terzo settore, viene precisato che solo le associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che non assumeranno la qualifica di enti del Terzo settore potranno continuare ad avvalersi della previsione di decommercializzazione di cui all’art. 148 comma 3 del TUIR.

Fonte: Eutekne.info