Come costituire un circolo sportivo in APS

Una circolo si basa sulla struttura di una normale associazione (solitamente ludico-culturale), un gruppo di persone che, in base a delle regole da loro stabilite e servendosi di una stabile organizzazione (non professionale), decide di perseguire una scopo comune, solitamente altruistico o a beneficio della collettività. L’associazionismo è molto diffuso e di recente ha subito un importante intervento legislativo con la riforma del terzo settore, già affrontata ed approfondita in altri articoli di questo blog.

Occorre però fare una precisazione opportuna: le Associazioni Sportive Dilettantistiche non rientrano in questo ambito; i soggetti coinvolti nel Terzo Settore:
– organizzazioni di volontariato;
– associazioni di promozione sociale;
– gli enti filantropici;
– le imprese sociali, incluse le cooperative sociali;
– le reti associative;
– le società di mutuo soccorso;
– altri enti con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

Come potete comprendere le Sportive non sono menzionate e pertanto, per essere chiari, continueranno a poter utilizzare le agevolazioni della Legge 398/1991. Nulla cambia!

Per un’associazione sportiva dilettantistica, il fatto di essere riconosciuta persino come un’associazione di promozione sociale significa avere l’opportunità di gestire un punto di ristoro all’interno della struttura, e quindi di avere un bar riservato agli iscritti, munito chiaramente del permesso di somministrazione di alimenti e bevande. Inoltre, è un riconoscimento che consente di organizzare viaggi e gite, sempre riservati ai soci e ai loro familiari. Da un punto di vista delle imposte sui redditi, gli incassi di entrambe le iniziative vengono trattati come “non commerciali”. Pertanto, avere un doppio riconoscimento vuol dire avvalersi di importanti agevolazioni.

Questa riforma ha prodotto anche variazioni in seno al CONI, se nelle discipline sportive popolari poco è cambiato, una rivoluzione ha letteralmente stravolto le discipline meno conosciute o di nicchia. Con delibere n° 1566 del 20 Dicembre 2016 e n° 1568 del 14 Febbraio 2017, il CONI ha eliminato, dal 01.01.2018, numerose Associazioni sportive dilettantistiche.

Attività prima riconosciute come Yoga, Pilates, Burraco, Paintball, Crossfit, Dodgeball, Biliardino e Trekking adesso non fanno più parte degli sport riconosciuti dal CONI. Questo significa la perdita dei requisiti di ASD e di tutti i benefici fiscali collegati:

  • perdita dello status di ASD, occorre pertanto modificare dello statuto;
  • fine delle agevolazioni per i compensi ai collaboratori sportivi fino a € 10.000;
  • chi effettuava attività commerciale non potrà usare le agevolazioni previste dalla L. 398/1991;
  • non sarà possibile ricevere il cinque per mille (per coloro che avevano i requisiti).

Nel caso in cui l’ASD effettua attività non più riconosciute dal Coni, si consiglia di valutare l’opportunità di trasformarla in APS al fine di beneficiare della legge 383/2000.

Per continuare a godere dei vantaggi delle ASD occorre infatti modificare lo statuto ed inserire almeno una delle discipline presenti nell’elenco CONI. Da tener conto che il cambio di statuto ha un costo e l’ASD non sarebbe comunque in regola in caso di verifica delle attività sportive realmente praticate.

Molti non sanno che le associazioni di promozione sociale sono delle forme associative adatte per la promozione e lo svolgimento di attività ludiche e sportive a favore dei propri soci.

Infatti, con la riforma del terzo settore, le APS possono effettuare “organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche” (DECRETO LEGISLATIVO del 3 luglio 2017, n. 117 Art. 5 comma t).

Grazie a questa nuova modifica della normativa appare evidente che le forme associative utili ad intraprendere attività sportive non sono appannaggio delle sole ASD.

Le APS hanno inoltre una serie di vantaggi utili per le attività e la crescita dell’associazione:

  • agevolazioni fiscali degli enti non commerciali (D.lgs 460/97) oltre a quelle determinate dalla legge di riferimento delle APS L. 383/2000.
  • defiscalizzazione per la maggior parte delle attività a patto che vengano svolte per i propri soci
  • le sedi delle APS nei quali si svolgono le relative attività sono compatibili con tutte le destinazioni d’uso
  • in occasione di particolari eventi possono ricevere autorizzazioni temporanee alla somministrazione di bevande ed alimenti in deroga (articolo 3, comma 4, della legge 25 agosto 1991, n. 287)
  • possono avvalersi di prestazione di lavoro autonomo, dipendente od altro anche ricorrendo ai propri associati
  • possono ricevere erogazioni liberali permettendo ai soggetti che le hanno effettuate di dedurre secondo le disposizioni del Tuir

In breve chi desidera effettuare attività sportive in forma Associativa, può farlo in 2 modi:

  1. Tramite una Associazione Sportiva Dilettantistica (iscritta al registro coni)
  2. Mediante una Associazione No-Profit (APS o ASD non iscritta al registro coni)

Se confrontate le caratteristiche riportate nella tabella seguente noterete che mentre una ASD ha tra i vantaggi principali quello del compenso istruttori in esenzione fiscale (€ 7.500 innalzato a € 10.000), con la trasformazione in APS i vantaggi sono molteplici nonostante non possano più erogare i compensi agli istruttori in esenzione.

Guarda questa tabella per vedere vantaggi e svantaggi delle due forme associative.

  ASD APS
Compenso istruttori in esenzione fiscale Si No
Obbligo acquisto defibrillatori Si No
Certificati medici per tutti i soci Si No
Assicurazione obbligatoria per attività sportive Si No
Obbligo di partecipare a competizioni sportive Si No
Obbligo iscrizione associazione nelle liste CONI Si No
Tenuta impianti sportivi a norma CONI Si No

Detto ciò, per costituire di un circolo APS occorre seguire alcune semplici indicazioni:

  • determinare lo scopo del circolo e la sua attività specifica. L’ente dovrà costituirsi come Associazione di Promozione Sociale, secondo la nuova normativa del Terzo Settore, e saranno necessari almeno sette soci fondatori;
  • preparare, in duplice copia originale, atto costitutivo e statuto del circolo, necessari per creare il circolo, inserendo tutti i requisiti previsti dal D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore);
  • recarsi all’Agenzia delle Entrate per la registrazione del circolo (indispensabile per ottenere i benefici fiscali previsti dal nostro ordinamento). E’ necessario richiedere l’attribuzione del Codice Fiscale, pagare la tassa di registro ed infine presentare l’atto costitutivo e lo statuto in duplice copia (la procedura è quella di “registrazione atti privati”).
  • affiliare il circolo ad un ente di promozione sociale a carattere nazionale. Solo con tale affiliazione il circolo potrà svolgere determinate attività, quale la somministrazione di alimenti e bevande ai soci, godendo dei benefici fiscali previsti dalla legge. Una volta che l’associazione sarà affiliata, avete terminato la procedura per creare un circolo. 

Quindi, per costituire un circolo non è necessario una atto notarile, e non è nemmeno necessario il riconoscimento governativo, che implica una procedura lunga e costosa. Infatti, la stragrande maggioranza delle associazioni e degli altri enti no profit non è riconosciuta.

Come in tutte le associazioni, il circolo viene gestito e amministrato dai seguenti organi:

  • il Consiglio Direttivo, eletto dall’assemblea, che è l’organo esecutivo dell’associazione e prende le decisioni inerenti all’organizzazione e all’attività;
  • il Presidente, eletto dall’assemblea dei soci, che dirige l’ente e lo rappresenta anche in giudizio, presiede il Consiglio Direttivo e ne attua le decisioni;
  • l’Assemblea dei Soci, che si riunisce annualmente per approvare il bilancio sociale e il programma annuale delle attività e decide su quanto sottoposto alla sua attenzione dal Consiglio Direttivo. Inoltre, alla scadenza dei rispettivi mandati elegge gli organi dell’associazione. Solo l’assemblea può deliberare sulle modificazioni dello statuto e sullo scioglimento dell’associazione

A differenza delle associazioni costituite con condizioni base ex codice civile, le APS (Associazioni di Promozione Sociale) costituite col suindicato iter previsto dalla riforma possono gestire un punto di ristoro per la somministrazione di alimenti e bevande, comunque riservato esclusivamente ai soli soci tesserati e previa autorizzazione da parte del comune. I proventi derivati da tali attività non sono considerate di natura commerciale, quindi non sono fiscalmente imponibili. Questa agevolazione è concessa solo nel caso in cui il circolo sia affiliato a un ente di promozione sociale a carattere nazionale.

In merito, si evidenzia che l’attività principale del circolo non può mai ridursi alla sola somministrazione di bevande, ma deve consistere nell’attività prevista nello statuto (culturale, ricreativa, sportiva ecc…), e che tale somministrazione deve comunque essere legata allo svolgimento delle attività dell’associazione.

Il circolo che vuole somministrare alimenti e bevande a favore dei soci, deve ottenere un’autorizzazione comunale e, inoltre, i locali devono possedere determinati requisiti di tipo urbanistico\edilizio e sanitario, in applicazione della disciplina di cui alla legge 287/91, che si applica anche agli spacci interni delle associazioni.

Da rilevale che la nuova normativa stabilisce che le sedi e i locali utilizzati dagli enti del terzo settore (APS e circoli compresi), in cui si svolge l’attività istituzionale, sono compatibili con tutte le destinazioni d’uso, indipendentemente dalla destinazione urbanistica, purché non di tipo produttivo.

Il circolo, come tutte le associazioni regolarmente costituite e gestite, può beneficiare di importanti agevolazioni fiscali. Infatti, le attività svolte a favore degli associati, inerenti al perseguimento degli scopi associativi, sono considerate non commerciali e i corrispettivi ricavati  non sono in alcun modo tassati.  Questo significa che l’associazione può  ricevere corrispettivi dai soci per la partecipazione ad attività coerenti con lo scopo fissato dallo statuto (eventi culturali e ricreativi, corsi, seminari, gite, convegni, attività sportive ecc….) senza alcun obbligo fiscale. Per svolgere tali attività non è necessario avere Partita Iva, ma basta che l’associazione sia titolare di un Codice Fiscale, che viene normalmente rilasciato in fase di registrazione. Per ottenere tali benefici fiscali, è però necessaria:

  • una corretta redazione della statuto, che deve comprendere i requisiti e i vincoli previsti dal D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore);
  • una corretta gestione dell’associazione, che deve essere effettivamente partecipata, ed una corretta redazione degli atti associativi, come i verbali delle riunioni del Consiglio Direttivo, Assemblea, la lista soci, il bilancio annuale.

Naturalmente, come per tutte le associazioni, sussiste il divieto di distribuzione degli utili, e l’eventuale residuo di cassa dovrà essere accantonato o reinvestito nell’attività dell’associazione. Chi lavora o svolge attività a favore del circolo potrà comunque ricevere un compenso\corrispettivo, che dovrà essere proporzionato all’attività svolta.

Costituire una associazione di promozione sociale

Vediamo nel dettaglio i passi necessari per aprire una associazione di promozione sociale:

  • costituire una associazione, con almeno sette soci fondatori, per l’esercizio in via esclusiva o principale di una o più attività di interesse generale di cui all’art. 5 del D. Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore), per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Solitamente, i soci fondatori formano il primo Consiglio Direttivo;
  • preparare, in duplice copia originale, atto costitutivo e statuto, necessari per creare un’associazione di promozione sociale, inserendo tutti i requisiti e gli articoli previsti dalla Codice Civile, dal Codice del Terzo Settore e dalla legge fiscale (TUIR);
  • recarsi all’Agenzia delle Entrate per la registrazione dell’associazione (indispensabile per ottenere i benefici fiscali previsti dal nostro ordinamento). E’ necessario richiedere l’attribuzione del Codice Fiscale, pagare la tassa di registro ed infine presentare l’atto costitutivo e lo statuto in duplice copia (la procedura è quella di “registrazione atti privati”);
  • iscrivere l’associazione al Registro della Associazioni di Promozione Sociale. Il registro è tenuto dalla Regione di competenza, cioè la regione in cui è stabilita la sede legale;
  • una volta iscritta al registro avrete terminato la procedura per aprire una associazione di promozione sociale.

Le APS devono quindi costituirsi seguendo la normativa prevista dal Codice del Terzo Settore, prevista dal Decreto Legislativo 117/2017, anche se ad oggi (secondo semestre 2019) la riforma non è ancora completamente attuabile ed in vigore. Questo perché quando la normativa sarà completamente attuata, l’iscrizione della APS nei registri regionali sarà automaticamente “trasferita” nel nuovo registro degli Enti del Terzo Settore, sempre tenuto a livello regionale. Da rilevare che questa pratica obbliga le APS a costituirsi con almeno sette soci fondatori, così come previsto dal nuovo codice.

La denominazione deve contenere l’indicazione di “Associazione di promozione sociale” o l’acronimo “APS”. Questi enti devono devono esercitare in via esclusiva o principale una o più attività di interesse generale di cui all’art. 5 del D. Lgs. 117/2017, per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

Si rileva inoltre che per richiedere l’iscrizione presso il relativo registro, l’associazione dovrà essere costituita ed operante da almeno sei mesi o un anno, ed alla presentazione della domanda dovranno essere allegati copia dell’atto costitutivo e dello statuto, descrizione dell’attività svolta, lista dei soci iscritti e l’ultimo bilancio approvato.

Con il nuovo regime previsto dal Codice del Terzo Settore, assumere la qualifica di APS sarà particolarmente conveniente. Infatti, la regola generale prevista dalla nuova normativa considera non commerciali le sole attività rese a titolo gratuito o dietro versamento di corrispettivi che non eccedono i costi di organizzazione della stessa attività. Diversamente, per le APS il Codice del Terzo Settore prevede una deroga, stabilendo che non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi statutari per cui gli associati versano un corrispettivo specifico, che quindi può anche eccedere i costi organizzativi dell’attività.

Le associazioni di promozione sociale hanno la possibilità di assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo o di altra natura, anche dei propri associati,  quando ciò sia necessario ai fini dello svolgimento dell’attività perseguita. In ogni caso, il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superiore al cinquanta per cento del numero dei volontari o al cinque per cento del numero degli associati.

Nello statuto della associazione di promozione sociale devono essere previsti:

  • la denominazione dell’ente;
  • l’assenza di scopo di lucro e le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale perseguite;
  • l’attività d’interesse generale che costituisce l’oggetto sociale;
  • la sede legale e il patrimonio iniziale ai fini dell’eventuale riconoscimento della personalità giuridica;
  • le norme sull’ordinamento, l’amministrazione e la rappresentanza dell’ente;
  • i diritti e gli obblighi degli associati, ove presenti;
  • i requisiti per l’ammissione di nuovi associati, ove presenti, e la relativa procedura, secondo criteri non discriminatori, coerenti con le finalità perseguite e l’attività d’interesse generale svolta;
  • la nomina dei primi componenti degli organi sociali obbligatori e, quando previsto, del soggetto incaricato della revisione legale dei conti;
  • le norme sulla devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento o di estinzione;
  • la durata dell’ente, se prevista;
  • le norme relative al funzionamento dell’ente.

L’iscrizione nel registro delle Associazioni di Promozione Sociale è elemento indispensabile per ottenere le agevolazioni fiscali e godere della legislazione di favore. Da sottolineare che gli uffici regionali hanno un potere discrezionale nel decidere di iscrivere l’associazione al relativo registro. E’ quindi consigliabile farsi seguire da un esperto, per non vedersi rifiutata la domanda.

Riguardo la parte amministrativa, le APS sono strutturate come tutte le associazioni, con un presidente, un consiglio direttivo e l’assemblea dei soci.

Riguardo l’organizzazione delle attività, l’associazione si deve avvalere prevalentemente delle attività prestate in forma volontaria, libera e gratuita dai propri associati per il perseguimento dei fini istituzionali. Inoltre, il Codice del Terzo Settore prevede che per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287 (Enti di Promozione Sociale a carattere nazionale),  le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno, non si considera in ogni caso commerciale, anche se effettuata a fronte del pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti o bevande effettuata presso le sedi in cui viene svolta l’attività istituzionale da bar e esercizi similari, nonché l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, sempre che vengano soddisfatte le seguenti condizioni:

  • tale attività sia strettamente complementare a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e sia effettuata nei confronti degli associati e dei familiari conviventi degli stessi;
  • per lo svolgimento di tale attività non ci si avvalga di alcuno strumento pubblicitario o comunque di diffusione di informazioni a soggetti terzi, diversi dagli associati.

Da rilevale che la nuova normativa stabilisce che le sedi e i locali utilizzati dagli enti del terzo settore (APS e circoli compresi), in cui si svolge l’attività istituzionale, sono compatibili con tutte le destinazioni d’uso, indipendentemente dalla destinazione urbanistica, purché non di tipo produttivo.

Si allega il regolamento del Comune di Sassari (REGOLAMENTO PER LA DISCIPLINA DELL’ATTIVITA’ DI SOMMINISTRAZIONE NEGLI SPACCI INTERNI DI CIRCOLI PRIVATI).

Author: Antonello

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