Agevolazioni non sempre cumulabili tra IVA agevolata su lavori edili e 110%

Conosciamo bene la giungla di disposizioni nel settore dei lavori edili. E con il bonus del 110% avremo un sistema complesso di agevolazioni su cui è necessario fare molta attenzione La possibilità di applicare al corrispettivo dei lavori l’aliquota del 10%, eventualmente anche solo in parte, deve essere verificata caso per caso, alla luce delle disposizioni agevolative per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, come definiti già nell’articolo 31 della legge n. 457/78, ora nell’articolo 3 del dpr n. 380/2001 (testo unico edilizia).

Il raggio dell’agevolazione è infatti più o meno ampio a seconda che l’intervento sia qualificato come restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione, oppure semplicemente manutenzione (ordinaria o straordinaria).

Nella seconda ipotesi, infatti, sono previste restrizioni che non operano, invece, per i lavori di grado superiore nella scala tracciata dal citato articolo 3. Restrizioni che talora possono essere neutralizzate, come si vedrà nella pagina successiva, adottando opportune soluzioni contrattuali.

Interventi di recupero di grado più elevato. Cominciando dagli interventi di grado superiore, le disposizioni dei punti n. 127-terdecies e 127-quaterdecies della tabella A, parte III, allegata al dpr n. 633/72 assoggettano all’aliquota ridotta del 10% le prestazioni di servizi, dipendenti da contratti d’appalto, relativi alla realizzazione degli interventi di restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e ristrutturazione urbanistica degli edifici, nonché le cessioni di beni, escluse le materie prime e semilavorate, forniti per la realizzazione di detti interventi. Va ricordato che sono inoltre agevolate le cessioni dei fabbricati sottoposti ai suddetti interventi di recupero, effettuate dalle imprese che li hanno eseguiti.

L’aliquota agevolata è applicabile:

  • alle prestazioni di servizi, dipendenti da contratti d’appalto, relativi alla realizzazione degli interventi rientranti nelle categorie sopra descritte, effettuati su tutte le tipologie di edifici esistenti, qualunque sia la loro destinazione d’uso (abitativa, commerciale, industriale, servizi, ecc.). Sono esclusi soltanto gli immobili che non rientrano nella nozione di «edificio» (ed. monumenti, dighe);

  • alle cessioni di beni finiti destinati alla realizzazione degli interventi stessi.

Riguardo alle prestazioni, il riferimento al contratto d’appalto ha essenzialmente lo scopo di escludere dall’agevolazione le prestazioni di natura professionale, nonché quelle non inquadrabili nell’ambito di una prestazione d’opera (es. noleggio di macchinari).

Non può invece dubitarsi che l’aliquota ridotta sia applicabile anche alle prestazioni rese non nel quadro di un contratto d’appalto, ma di un contratto d’opera, state la sostanziale identità dell’oggetto di tali negozi.

Per quanto concerne le cessioni di beni finiti, sono tali quelli che conservano la propria individualità anche quando vengono incorporati nella costruzione: ascensori, sanitari, caldaie, termosifoni, tubazioni, interruttori, quadri elettrici, porte, finestre, ecc. (si vedano, al riguardo, le circolari n. 25/1979 e n. 14/1981). Non possono considerarsi beni finiti, invece, quelli che, pur rappresentando prodotti finiti per chi li vende, costituiscono materie prime o semilavorati per l’acquirente: mattoni, piastrelle, calce, sabbia, chiodi, ecc.

L’agevolazione è applicabile alle cessioni di beni destinati all’esecuzione degli interventi di recupero, per cui non compete alle cessioni a scopo di commercializzazione; pertanto, ad esempio, se Tizio ha affidato all’impresa Alfa l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione del proprio fabbricato, si applicherà l’aliquota del 10% alle cessioni di beni finiti effettuate dal commerciante Beta direttamente nei confronti di Tizio oppure nei confronti dell’impresa Alfa; si applicherà invece l’aliquota ordinaria alle operazioni di acquisto degli stessi beni da parte del commerciante Beta presso i propri fornitori, essendo tali operazioni finalizzate alla commercializzazione dei beni.

L’Iva del 10% sul recupero edilizio

Intervento

Edifici agevolati

Operazioni agevolate

Manutenzione ordinaria

(art. 3, lett. a, dpr 380/2001)

Edifici a prevalente destinazione abitativa privata

Prestazioni di servizi d’impresa, con limitazioni per l’impiego di beni significativi

 Manutenzione straordinaria

(art. 3, lett. b)

Edifici a prevalente destinazione abitativa privata

Prestazioni di servizi d’impresa, con limitazioni per l’impiego di beni significativi

Edifici di edilizia residenziale pubblica

(tab. A/III, n. 127-duodecies)

 Prestazioni di servizi d’impresa

Risanamento conservativo, restauro (art. 3, lett. c)

 

 Tutti gli edifici

 

 Prestazioni di servizi d’impresa e cessioni di beni finiti

Ristrutturazione edilizia

(art. 3, lett. d)

Ristrutturazione urbanistica

(art. 3, lett. f)

Manutenzione ordinaria: interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti.

Manutenzione straordinaria: le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino mutamenti urbanisticamente rilevanti delle destinazioni d’uso implicanti incremento del carico urbanistico. Nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso. Nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono comprese anche le modifiche ai prospetti degli edifici legittimamente realizzati necessarie per mantenere o acquisire l’agibilità dell’edificio ovvero per l’accesso allo stesso, che non pregiudichino il decoro architettonico dell’edificio, purché l’intervento risulti conforme alla vigente disciplina urbanistica ed edilizia e non abbia ad oggetto immobili sottoposti a tutela ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al dlgs n. 42/2004.

Restauro e risanamento conservativo: gli interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano anche il mutamento delle destinazioni d’uso purché con tali elementi compatibili, nonché conformi a quelle previste dallo strumento urbanistico generale e dai relativi piani attuativi. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio.

Ristrutturazione edilizia: gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti. Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricom- presi altresì gli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici esistenti con diversa sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche, con le innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica, per l’applicazione della normativa sull’accessibilità, per l’installazione di impianti tecnologici e per l’efficientamento energetico. L’intervento può altresì prevedere, nei soli casi espressamente previsti dalla legislazione vigente o dagli strumenti urbanistici comunali, incrementi di volumetria anche per promuovere interventi di rigenerazione urbana. Costituiscono inoltre ristrutturazione edilizia gli interventi volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza. Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a tutela ai sensi del dlgs n. 42/2004, nonché a quelli ubicati nelle zone omogenee A, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove siano mantenuti sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche   e tipologiche dell’edificio preesistente e non siano previsti incrementi di volumetria.

Ristrutturazione urbanistica: quelli rivolti a sostituire l’esistente tessuto urbanistico-edilizio con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi, anche con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale.

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